Nel 2023, l’ultimo anno censito dall’Eurostat, l’Italia non figurava bene quanto a finanziamenti per l’istruzione: i nostri governi stanziavano allora per scuole e università circa il 3,9% del PIL, a fronte della media europea del 4,7%, media europea a cui l’Italia non si allinea – salvo un paio di eccezioni – per questo aspetto da ben 25 anni.
Ma ora il Ministro dell’Università e della Ricerca ha selezionato 326 delle 5mila proposte presentate al bando finanziario Fondo Italiano per la Scienza e per gli Atenei della Regione Lazio sono in arrivo in totale 74 milioni di euro, divisi per ogni ateneo in tre macro-aree di ricerca: Scienze Naturali, Scienze della Fisica e dell’Ingegneria e Scienze Sociali e Umanistiche.
La Sapienza è l’Ateneo che riceverà i fondi più ingenti: 10,6 milioni per le Scienze Naturali, 8,4 milioni per le Scienze della Fisica e dell’Ingegneria, 10,8 milioni per le Scienze Sociali e Umanistiche. Il primato va comunque agli Atenei lombardi che superano quelli laziali e si aggiudicano 78,6 milioni di euro totali. Insomma, considerando tutti gli atenei italiani vincitori, il finanziamento ammonta a 432 milioni di euro.
Forte di questa imminente manovra, la ministra Anna Μaria Bernini ha rivendicato l’esito di questo bando finanziario come una vittoria e una svolta decisiva per quella stessa Italia che arrivava ultima in Europa in quanto ad investimenti sull’istruzione, sottolineando come il progetto del Fondo Italiano per la Scienza va inserito in un panorama più ampio: un Bilancio che punta a dare continuità e stabilità ai finanziamenti all’Università e ad inserirli in una visione di cooperazione internazionale.
Giunta alla quarta edizione, il Fondo Italiano per la Scienza ha quest’anno aggiunto una componente decisiva: i ricercatori coinvolti saranno assunti o contrattualizzati dagli Atenei e dagli enti di riferimento, e il ministero si è aperto alla possibilità della chiamata diretta per circa il 25% dei ricercatori vincitori.
In molti, però, esprimono preoccupazione e scetticismo riguardo l’efficacia di questi finanziamenti perché, come noto, i progetti di ricerca sono realtà che hanno bisogno di molto supporto e soprattutto di costanza. Inoltre, si noti come, nonostante i finanziamenti del Fondo di Finanziamento Ordinario siano in aumento, il denaro aggiunto è in realtà derivato da quote già esistenti, prese da fondi straordinari ormai conclusi. Se si considera poi la crescente inflazione e il rincaro dei costi, il rischio che i finanziamenti siano comunque insufficienti si fa sempre più concreto.
È una vera e propria sfida che si profila al Ministero e agli enti pubblici: i milioni stanziati dal Fondo Italiano per la Scienza e dal Fondo di Finanziamento Ordinario rappresentano sicuramente dei segnali di attenzione nei confronti dell’Università e della Ricerca italiane, ma un cambiamento reale che possa riportare l’Italia in linea con le medie del resto dell’Unione Europea è ancora astratto e necessita di una strategia che consideri il lungo periodo e la varietà del panorama accademico italiano.
