Lunedì 28 aprile presso l’Aula Simonetti, nell’edificio di Lettere e Filosofia, in Città universitaria è stata inaugurata la terza edizione di Primavera Queer/Queering Spring, coordinata dal responsabile scientifico la professoressa Marianna Ferrara. Il ciclo di seminari è promosso nell’ambito del corso RELIGIONI E GENDER e delle attività del LABORATORIO RELIGIONI E MUTAMENTO SOCIALE del Dipartimento SARAS.
A dare inizio al ciclo di seminari composto da 7 incontri, che si concluderanno il 26 maggio, è Martina Yehudit Loreggian, una delle prime donne italiane ad essere ordinata rabbina in Italia, proveniente dal Leo Baeck College di Londra, una delle poche scuole in Europa (ce ne sono solo tre)che permette alle donne di diventare rabbine.
La sua presenza è fondamentale: come ricorda la prof. Ferrara, quando parliamo di religioni parliamo di ricchezze da valorizzare, che non vuol dire rispondere al gusto dell’esotico ma dare voce alle pluralità. Le religioni esistono al di là dei nostri studi e sono variegate anche al loro interno.
Il titolo del primo incontro è “La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta: ebraismo e genere”. Rav Martina Y. Loreggian spiega che nella società, nell’esperienza in famiglia e nella quotidianità esistono dei comportamenti di genere che creano una distinzione, e che anche nell’ebraismo, soprattutto nelle comunità tradizionali e quelle ultra-ortodosse, ci sono ruoli di genere fortemente polarizzati. “La moglie si ritiene inadeguata a mantenere il livello di religiosità della casa”.
Donne e uomini vengono separati durante le celebrazioni religiose: le figure femminili non indossano la kippah, (il copricapo rituale ebraico generalmente riservato agli uomini), il ṭallēt (il mantello rituale) e non accedono al minian (il quorum minimo di persone ebree adulte necessarie per svolgere certe preghiere e funzioni liturgiche comunitarie). Si ritiene che le donne non abbiamo bisogno di mezzi ulteriori, come per gli uomini, per avvicinarsi a Dio, in quanto la donna è per natura più vicina alla divinità e alla spiritualità. C’è quindi un’innegabile gerarchia tra uomini e donne, che prevede un ruolo superiore dell’uomo rispetto alla donna. Tutto questo da dove deriva? L’ebraismo ha un testo centrale che è la Torah, e il libro della Creazione, in ebraico Bereshit (“In principio”), Genesi nel cristianesimo, pone le basi per definire una differenza di genere e la gerarchia tra uomo e donna.
A partire dal libro della Creazione, il nome donna deriva dall’uomo, poiché dalla sua “costola” o dal suo “fianco” è stata tolta. Un testo che può essere interpretato in vari modi e che a partire da una interpretazione specifica, si evince una visione di tipo patriarcale.
I queer studies si stanno affermando negli ultimi anni anche nello studio delle religioni, e il ciclo di seminari inaugurato oggi va a rafforzare questo nuovo campo di studi. Non è semplice parlare di genere e religioni perché sono argomenti “sensibili”, ma il crescente interesse accademico consente di ripensare questi temi in modo critico.
Martina Y. Loreggian, come nell’intervista di seguito allegata, ci lascia un messaggio importante. “Io sono rabbina, sono donna, ma sono anche queer. Porto la mia esperienza di vita”. Nel 2025 si può essere sia queer che religiosi. Di sicuro, è una testimonianza del grande cambiamento in atto.
A cura di Viviana Filippi
