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La stanza di Julio Cortázar, al Teatro Basilica

Dal 27 al 28 gennaio 2026, al Teatro Basilica, è andato in scena lo spettacolo La stanza di Julio Cortázar, progetto del Gruppo della Creta concepito come esperienza immersiva a turni (dalle 18 alle 23, ogni trenta minuti per sei spettatori).
La stanza di Julio Cortázar nasce dall’unione di due “giochi”: Il gioco del mondo (titolo originale: Rayuela), il romanzo più famoso dello scrittore argentino Julio Cortázar, pubblicato nel 1963, e il gioco dell’imitazione ideato da Alan Turing nel 1950.

Rayuela è il capolavoro letterario di Julio Cortázar che rompe gli schemi tradizionali della narrazione: si può leggere in ordine lineare, a salti o in modo arbitrario. Il risultato è sorprendente: è il lettore a determinare il senso del racconto. Il gioco dell’imitazione è un esperimento concettuale noto come “Test di Turing“, concepito per valutare se una macchina possa pensare: un interrogatore umano comunica in forma scritta con due interlocutori nascosti (un uomo e una macchina) e deve indovinare chi è l’umano basandosi solo sulle risposte. 

Ne La stanza di Julio Cortázar gruppi di sei spettatori devono porre delle domande e smascherare un’intelligenza artificiale che si finge umana. Dentro La Stanza si gioca: un rompicapo sull’identità che indaga il rapporto tra uomo e macchina.

Lo spettacolo nasce da un’idea di Alessandro Di Murro, con drammaturgia di Tommaso Emiliani, e prende forma nell’interpretazione di Jacopo Cinque e Bruna Sdao, con disegno luci di Matteo Ziglio e costumi di Giulia Barcaroli. Tra rigore concettuale e dispositivo ludico, l’opera interattiva assume una struttura aperta e interrogativa: un teatro che non si limita a raccontare, ma chiama lo spettatore a scegliere, a dubitare, a esporsi. La produzione è firmata Gruppo della Creta, con consulenza scientifica di Joel Bardo.

L’interprete  Jacopo Cinque ha allenato per più di un anno l’intelligenza artificiale affinché fosse quanto più simile a sé stesso. Il dispositivo teatrale, oltre a sollevare interrogativi sulla crescente somiglianza tra intelligenza artificiale e caratteristiche umane, ha aperto degli squarci nel pensiero delle spettatrici e degli spettatori riguardo il forte disequilibrio nel consumo di acqua tra umani e macchine. Nonostante il dibattito sull’urgenza ambientale legata all’impiego delle nuove tecnologie artificiali e al loro fabbisogno idrico per il raffreddamento dei sistemi, tale consumo risulta in realtà non  paragonabile a quello necessario per il sostentamento  dell’uomo, per le sue esigenze biologiche e per l’insieme delle attività che caratterizzano la vita quotidiana. Tante provocazioni hanno accompagnato il gioco scenico: domande reciproche tra spettatrici e interpreti, finalizzate a comprendere chi fosse la macchina e chi, all’interno del dispositivo, meritasse di essere eliminato dal gioco.

© fotografie Simone Galli

 

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