È un incontro tra due solitudini diverse, entrambe ai margini, che cercano di avvicinarsi senza davvero conoscersi. La Gioia, il nuovo film diretto da Nicolangelo Gelormini, ispirato all’episodio di cronaca nera dell’omicidio di Gloria Rosboch, insegnante uccisa dall’ex studente Gabriele Defilippi, è stato presentato ieri a Roma al cinema Barberini e uscirà nelle sale dal 12 febbraio.
Al centro del racconto ci sono Gioia e Alex. Edoardo Iacolucci, firma de La Capitale descrive Alex come un ragazzo spregiudicato, manipolatore, ossessionato dal denaro e Gioia come una professoressa che conduce una vita ripetitiva, rifugiandosi solo nell’amore raccontato nella letteratura. Intorno a loro si muove una provincia emotivamente sterile, dove i rapporti umani sono sorretti dalla profonda difficoltà di essere coltivati. Quando le loro vite si incrociano, l’evento appare come una possibilità di salvezza, anche se destinata a rivelarsi catastrofe.
Il film, prodotto da Ht Film, Indigo Film e Vision Distribution, in collaborazione con Sky, è interpretato da Valeria Golino, Saul Nanni, Francesco Colella, Jasmine Trinca e Betti Pedrazzi. La Gioia ha anche già ottenuto importanti riconoscimenti al 40º Festival Internazionale del Cinema di Mar Del Plata.
Gelormini costruisce il film attorno al tema della diseducazione emotiva, fulcro dell’intera narrazione. «Spesso confondiamo l’amore con il bisogno», spiega il regista, sottolineando come il desiderio di amare e di essere amati venga scambiato per un sentimento autentico, senza che vi sia una reale consapevolezza affettiva. Erich Fromm, psicologo e psicoanalista tedesco, indaca l’assunto dell’attaccamento emotivo nel suo celebre libro L’arte di amare, delineando una differenza sostanziale tra l’amare perché si sente il bisogno dell’Altro e l’avere bisogno dell’Altro perché lo si ama. È proprio questo fraintendimento a trasformare il legame tra i personaggi in una forza potenzialmente distruttiva. Il regista non offre soluzioni e né giudizi, invita lo spettatore a interrogarsi su quanto il contesto culturale e sociale influisca sulla costruzione dell’identità emotiva.
“Non si tratta di soddisfare una curiosità morbosa su un evento di cronaca – dichiara Gelormini – c’è la volontà di illuminare gli eventi rendendo le tematiche il più universali possibili”
Secondo l’attore Saul Nanni, i protagonisti appaiono sospesi in un mondo autoreferenziale, guidati da impulsi superficiali e da un vuoto interiore che li muove senza una direzione precisa. La Gioia trasforma così un episodio di cronaca nera in una riflessione più ampia sul quotidiano, interrogandosi sulla difficoltà di riconoscere i segnali di una minaccia che nasce proprio dall’analfabetismo emotivo e dal contesto culturale circostante.
