Lunedì 28 settembre alle ore 15.00, presso la Sala delle Lauree di Scienze politiche, si terrà un incontro di studio sull’ultimo volume di Massimo Luciani, Il mondo vuoto. L’ordine sociale nel crepuscolo del soggetto, Laterza, 2026. L’incontro, organizzato nell’ambito del Dottorato di ricerca in Diritto pubblico, comparato e internazionale – Curriculum di Diritto costituzionale italiano e comparato, ospiterà autorevoli esponenti della scienza giuridica e prevedrà l’intervento dell’Autore.
In questo volume, Massimo Luciani intraprende ampie riflessioni sulla crisi delle tre soggettività attraverso le quali, storicamente, l’ordine sociale e giuridico della modernità ha potuto strutturarsi.
La soggettività individuale, indebolita dalla parcellizzazione e dalla precarizzazione del lavoro e dai processi di digitalizzazione, smarrisce il senso di identità sociale che un tempo le era conferito da una precisa collocazione nel ciclo produttivo e dall’appartenenza a corpi intermedi ben riconoscibili nella loro identità valoriale, e conosce un ripiegamento narcisistico nella propria sfera privata. Secondo Luciani, la società contemporanea sta vivendo un processo di svuotamento del mondo, cioè una progressiva perdita di significati, valori e legami collettivi condivisi. Al centro di questo fenomeno vi è la crisi del soggetto: non esistono più individui inseriti in comunità, identità e progetti comuni, capaci di partecipare alla costruzione della storia e della politica, ma persone sempre più isolate, frammentate e immerse in relazioni impersonali mediate dalla comunicazione digitale.
La soggettività dei corpi intermedi, in primis quella dei partiti e dei sindacati, sbiadisce al tramonto degli ideali che ambivano a fornire una visione generale del mondo ed è scossa dalle tendenze plebiscitarie e personalistiche che pervadono gli ordinamenti democratici. Il Novecento è stato il secolo della partecipazione collettiva e delle masse. In una prima fase, questa partecipazione si è manifestata nei regimi totalitari, dove le masse venivano mobilitate dall’alto. Dopo la fine dei totalitarismi, nelle democrazie europee la partecipazione popolare ha assunto una forma diversa, basata sui partiti politici, sul pluralismo e sulle costituzioni democratiche. In particolare, nel secondo dopoguerra, soprattutto in Italia, i partiti hanno avuto un ruolo centrale nel collegare cittadini e Stato, promuovendo il progetto dello Stato sociale e dell’uguaglianza sostanziale. È stata la stagione del cosiddetto “mondo pieno”, caratterizzata da grandi ideali collettivi, partecipazione politica e fiducia nella possibilità di migliorare la società.
La soggettività dello Stato, infine, è messa in discussione dagli imponenti fenomeni della finanziarizzazione dell’economia e della liberalizzazione degli scambi monetari, che hanno consentito l’emersione di enormi poteri economici e che sfuggono alla sua potestà regolatoria. Tutto ciò ha vistose ripercussioni sul diritto, sulla scienza giuridica e sul costituzionalismo. Se si dissolve l’identità statale e prende il suo posto un individualismo privo di autentica soggettività, anche il diritto perde il proprio fondamento e fatica a svolgere la sua funzione di regolazione sociale.
Il costituzionalismo, in particolare – ammonisce Luciani – è frutto dell’umanesimo occidentale e la sua fortuna è intimamente legata allo sviluppo e alla preservazione delle categorie e dei valori che sono propri della modernità. La disgregazione della soggettività individuale, collettiva, statuale fa venir meno, in definitiva, le certezze su cui si fonda il costituzionalismo e la stessa scienza giuridica. Quel modello affermatosi conteneva già le cause della sua crisi. Con il progressivo indebolimento della partecipazione politica e delle strutture collettive, si è affermata una società più individualizzata e frammentata, dando origine a quel “mondo vuoto” di cui parla Luciani.
