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Alberto Trentini è finalmente libero!

Alberto Trentini è libero, così a gran voce annunciano tutte le testate d’Italia; dopo ben 423 giorni di detenzione in Venezuela il cooperante italiano è stato liberato ed è rientrato a casa con un volo di Stato atterrato a Ciampino.

Il primo annuncio è arrivato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che,  nella notte tra l’11 e il 12 ha comunicato il trasferimento di Trentini dal carcere alla sede dell’Ambasciata d’Italia a Caracas.

Il 46enne lavorava per l’ONG Humanity & Inclusion, impegnata in progetti umanitari a supporto delle persone con disabilità. Era stato fermato il 15 novembre 2024 lungo la strada tra Caracas e Guasdualito, durante una missione; da allora era detenuto nel carcere di El Rodeo, nella capitale. I motivi dell’arresto, secondo le ricostruzioni , non sono mai stati chiariti pubblicamente dalle autorità venezuelane. Insieme a Trentini è stato liberato anche Mario Burlò, imprenditore torinese detenuto nello stesso contesto.

La Farnesina ha scandito alcuni passaggi chiave:  il primo contatto con il cooperante era arrivato il 27 Luglio scorso una vera e propria “boccata d’aria” per la famiglia che dopo oltre otto mesi di detenzione, ha ricevuto una telefonata di Trentini direttamente dal carcere venezuelano, poi la nomina di Luigi Vignali a Inviato Speciale della Farnesina per i detenuti italiani in Venezuela stabilita nello stesso mese, che sicuramente velocizzato e favorito la liberazione, fino alla visita dell’ Ambasciatore d’Italia a Caracas Giovanni De Vito, del 27 Novembre ultimo, che si è recato nel carcere di El Rodeo per visitare i due connazionali.

La liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò chiude finalmente un capitolo lungo e doloroso. In queste settimane la conclusione positiva della vicenda ha messo in luce l’efficacia del lavoro svolto dalle autorità italiane – dalla rete consolare alla diplomazia della Farnesina – che, con continuità e riserbo, hanno accompagnato ogni passaggio fino al rientro in sicurezza. Nel caso di Trentini, si tratta del ritorno a casa di un connazionale che si trovava in Venezuela per una missione umanitaria, impegnato ad aiutare persone con disabilità in un contesto complesso: una liberazione che restituisce senso e valore alla cooperazione, e che riconosce l’impegno di chi opera per portare assistenza dove è più difficile.

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