Luci soffuse avvolgono la sala, mentre delicate note jazz accompagnano gli ospiti in un’atmosfera intima e suggestiva. Intorno, opere d’arte, libri e quadri arredano lo spazio, trasformandolo in un luogo di incontro tra diverse forme di espressione. Poi lo spettacolo prende vita. Lo spettacolo inizia. Il jazz si silenzia e il suono di una chitarra introduce il pubblico a un viaggio fatto di parole ed emozioni. Sul palco, tre poetesse si alternano nella lettura dei propri versi, donando voce a sentimenti, riflessioni e frammenti di vita. Con le loro parole scoccano frecce dirette nei cuori degli ascoltatori. Li commuovono ricordando loro quando è importante guardarsi dentro ed esplorarsi. Ogni tanto si fermano e la cantautrice intona con la sua voce calda una canzone che culla, porta serenità. A fianco sono presenti due interpreti performativi della lingua dei segni che comunicano artisticamente.
Questo è lo spettacolo di poesia e musica performativa delle Sisters in Poetry che si è svolto lo scorso 9 ottobre al Palco, un locale in Piazza Re di Roma. Sisters in Poetry è un gruppo artistico formato dalle poetesse Sara Zacchi, Cecilia Lavatore e Iris Basilicata e dalla cantautrice Federica Patera; nato con lo scopo di unire la poesia performativa e la musica. Lo spettacolo si svolge una volta al mese e prevede la loro esibizione seguita da un momento di open mic, pensato per rendere la serata ancora più un momento di condivisione collettiva, dove ognuno ha la possibilità di leggere o interpretare un suo pezzo.
La particolarità di questa volta è stata la collaborazione con Benedetta Paris ed Elena Giovannini, due interpreti dell’associazione A.N.I.P. , che sottolinea l’idea di inclusione che le artiste di Sisters in Poetry vogliono portare avanti.
Nell’intervista che trovate di seguito raccontano la loro visione ed esperienza.
Come e perchè è nato Sisters in Poetry?
Cecilia: Ci siamo incontrate nel collettivo Spoken Poetry Slam, di cui facciamo parte. L’idea di Sisters in Poetry è nata con il desiderio di sperimentare l’incontro tra la poesia e la musica, il cantautorato. Volevamo capire come le serate di slam poetry, che sono effettivamente solo corpo e voce, potessero dialogare con la musica e con le note. In più, l’intenzione è quella di creare una sinergia al femminile. Secondo noi c’è tanto bisogno di creare alleanze artistiche che non siano in competizione ma che siano sodalizi. Quindi questo gruppo è nato proprio dall’idea di creare una sinergia femminile che possa contaminare le nostre penne, le nostre produzioni e il pubblico. Alla fine è un circolo di energia tra noi come femminilità generativa e il pubblico che ci restituisce le sue vibes.
A progetto inoltrato, qual è il risultato di questo incontro di mondi (poetico e musicale)?
Federica: Attraverso questa ricerca è nato il mio primo pezzo, ho iniziato a scrivere da poco canzoni. Trovo che sia proprio un ambiente stimolante, c’è una bellissima energia e sentire le altre mi interessa sempre. Sono poetesse incredibili, hanno una penna che ogni volta mi emoziona e questo mesi fa mi ha spinto a scrivere anche io sotto forma di musica. Mi hanno ispirato.
La poesia, al di fuori del momento performativo, cosa rappresenta nella vostra vita personale ?
Iris: Con la poesia riusciamo ad esprimere quello che nella vita quotidiana non riusciamo a dire meglio. La scelta delle parole è sempre una ricerca, anche quando raccontiamo una cosa semplice, ci mettiamo lì e pensiamo a quali sono le parole che vogliamo scegliere e quelle che non vogliamo scegliere. Quindi la poesia per noi significa creare un mondo parallelo in cui noi riusciamo a raccontare quello che ci succede ma in maniera più “risonativa”, che possa risuonare meglio per noi e per chi ci ascolta. Ci permette di capire meglio il mondo attraverso le nostre parole che poi si trasformano in qualcosa di diverso rispetto a quello che vogliamo dire noi.
Sara: Essendo poesia performativa l’idea è di far sì che le parole diventino corpo. Non ci sono solo io con il foglio e la penna, c’è un pubblico a cui io voglio arrivare e attraverso il quale si crea una temperatura: io ricevo un’energia che poi ridono indietro. C’è quindi la necessità di arrivare, di enunciare qualcosa che per me è necessario tirare fuori. Io vengo qua perché ne ho bisogno, scrivo per bisogno. Sto bene e mi sento libera soprattutto in posti come questo, dove si crea un ambiente intimo, dove ci può essere un momento di confronto con le persone dopo lo spettacolo, dove si crea qualcosa di vero e magico.
Ascoltando le vostre poesie si percepisce quanto attingete alla vostra vita personale, come scegliete cosa portare al pubblico?
Sara: Non si sceglie, arriva. Come nel teatro, le cose accadono quando sono vere. Ci può essere un periodo dove ho il bisogno di portare un certo tipo di testo e un altro periodo ancora che è diverso. A volte è bello pescare un testo dal passato e, nel presente, dargli una nuova forma, un nuovo vestito; diventa un testo che non muore mai.
Federica: Condivido. Anche per me non è una scelta, il mio scrivere in musica viene dal bisogno di esprimere ciò che sento.
Gabriella Scalabrini
