Progetto Ponte 2017. Corso di Gestione processi edilizi: ultimo incontro di orientamento ad Architettura

Progetto Ponte 2017. Corso di Gestione processi edilizi: ultimo incontro di orientamento ad Architettura

Venerdì 24 febbraio, a partire dalle ore 15.00, si è svolta la presentazione dell’offerta formativa per la facoltà di Architettura. Nell’aula 1 della sede di Via Flaminia è stato presentato il corso di laurea in Gestione del Processo Edilizio: un’opportunità per tutti gli studenti all’ultimo anno delle scuole superiori per farsi un’idea più precisa sul mondo universitario.

In apertura il Prof. Fabrizio Cumo, presidente del corso, effettua un breve excursus storico sulla facoltà di Architettura. Dopo una veloce ricognizione sui servizi offerti dall’Ateneo e le opportunità internazionali – progetto Erasmus e doppia laurea – si passa al piano di studi: una laurea triennale che ancora non dispone di un prolungamento nel biennio magistrale. Non è, però, preclusa agli studenti l’iscrizione ad una specialistica affine, nell’ambito dell’architettura o dell’ingegneria. È proprio questo aspetto il grande punto di forza: essendo una classe di Scienza e Tecnica dell’edilizia (L23) non ingabbia lo studente in un corso di studi predeterminato. Ognuno potrà, al termine della laurea triennale, scegliere il ramo architettonico piuttosto che quello ingegneristico.
Il tecnico dell’edilizia, infatti, può intervenire in tutte le fasi del processo di progettazione: da quella preliminare a quella della realizzazione. La peculiare preparazione nell’ambito del controllo dei consumi energetici, della qualità ambientale, della manutenzione ordinaria sono solo alcune delle competenze esclusive della facoltà.

Con chiarezza e pragmatismo il Prof. Cumo evidenzia una piccola carenza nei percorsi storico-umanistici, privilegiando il ramo tecnico scientifico. Fisica tecnica, progettazione impianti e un interessante percorso relativo alla sicurezza sui cantieri sono solo alcune delle materie. Normalmente, spiega, la materia della sicurezza sui cantieri non è trattata nelle università. Il corso di Gestione del processo edilizio, in questo specifico ambito, integra lezioni a frequenza obbligatoria conferendo un attestato che, altrimenti, si dovrebbe conseguire privatamente.

L’arma segreta del corso però è il BIM, “Building Integrative Model“: un software di gestione della progettazione che permette di avere un controllo complessivo e istantaneo su ogni aspetto della progettazione. È l’unica sede del centro-sud a preparare gli studenti su questo sistema, che sembra abbia rimpiazzato Autocad per efficienza. Chiunque, come me, fosse rimasto affascinato e incuriosito da questo software può trovare maggiori delucidazione nell’intervista al Prof. Cumo in allegato all’articolo.

L’intervento del Prof. Casini, titolare della cattedra di Tecnologie per la Progettazione Ambientale, proietta i ragazzi in un prototipo di lezione universitaria: il tema è l’energia rinnovabile. Inquinamento e piogge acide non danneggiano solo la salute dell’uomo ma anche il patrimonio architettonico italiano. Gli edifici, in questo senso, sono responsabili di un forte consumo energetico e dell’emissione di anidride carbonica. Bisogna cambiare il paradigma edilizio che vige dal dopoguerra in Italia. Anche il Prof. Casini è diretto e appassionato: “Il ruolo dei giovani è quello di attori di una necessaria inversione di tendenza nel capo edilizio” spiega, “riqualificazione e impiego di risorse rinnovabili sono le uniche vie percorribili”. Tra l’altro, quello delle rinnovabili sembra essere uno dei settori più proficui nel campo dell’occupazione lavorativa. Mostra esempi pratici di impiego del solare e del fotovoltaico: tegole integrate con sistemi che producono energia sfruttando la luce del sole, vernice fotoluminescente sull’asfalto e sulle macchine per il risparmio dell’illuminazione stradale e pavimenti piezoelettrici che permettono di produrre elettricità sfruttando l’energia cinetica di chi ci cammina sopra. Insomma, sembra di essere scaraventati nel futuro. Forse l’intento era proprio questo: aiutare i ragazzi a proiettare il proprio futuro nel futuro del mondo, che poi dovrebbe essere il ruolo principale dell’università.

In conclusione, Marco Casini sottolinea la partecipazione de La Sapienza al Progetto Solar Decathlon: una gara di progettazione che vede studenti da tutto il mondo competere per ideare l’edificio con il più alto tasso di eco-sostenibilità.

Un incontro ben riuscito, dunque, un vero e proprio “ponte” tra scuola, università e mondo del lavoro. In un contesto nel quale diventa ogni giorno più importante avere consapevolezza delle opportunità a disposizione, appare sempre più urgente lavorare sul potenziamento dell’orientamento dei ragazzi in uscita dalle scuole superiori.

Simone Di Gregorio

 

Intervista al Prof. Fabrizio Cumo

      Intervista Cumo edited

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