In contemporanea al festival della canzone nazionalpopolare che da 75 anni monopolizza l’attenzione mediatica di buona parte degli italiani, le ben quattro date degli Xiu Xiu in Italia rappresentano forse la fuga più estrema e radicale dalle melodie che (volenti o nolenti) ascolteremo in radio, tv e social media nella settimana di Sanremo e oltre.
Milano, Roma, Bologna e Fontanafredda (in provincia di Pordenone) vedranno infatti salire sui rispettivi palchi Jamie Stewart e Angela Seo, membri della leggendaria band underground sperimentale e particolarmente prolifica degli Xiu Xiu, che nel 2024 ha pubblicato il notevole 13″ Frank Beltrame Italian Stiletto with Bison Horn Grips (che porta anche un po’ di Italia nel titolo).
Il 13 febbraio 2024 è stato il turno del Monk di Roma. Dopo l’ottima apertura dei Kee Avil, un trip hop oscuro che sfocia nel noise in un continuo alternarsi di esplosioni e sospiri, salgono sul palco gli Xiu Xiu. Vedere Jamie Stewart e compagni live è un’esperienza sempre impressionante per il livello di intensità che offrono sul palco. Performer a 360 gradi, più che suonare gli Xiu Xiu sembrano mettere in piedi un vero e proprio spettacolo performativo, in cui la musica è il tramite per condividere qualcosa di più profondo. Dolore, rabbia, disperazione, il volto di Jaimie Stewart si trasforma nel momento dell’esibizione in un coinvolgimento totale nell’azione, nel suonare e nel cantare, in quelli che anche nei momenti più concitati e folli sembrano quasi passi di danza.
La setlist si è concentrata in particolare sull’ultimo album uscito, da cui sono stati suonati 5 estratti, un ritorno ai momenti più rock di Fabulous Muscles del 2004 ma con vari momenti sperimentali dagli oscuri echi Lynchani (l’ispirazione della band al recentemente scomparso David Lynch è particolarmente nota, tanto da aver riarrangiato la colonna sonora di Twin Peaks nell’album del 2016 Xiu Xiu Plays the Music of Twin Peaks). Il resto della scaletta ha compreso molti pezzi da vari album della corposa discografia della band, compreso l’esordio del 2002 Knife Play (“Suha”) e A Promise del 2003 (“Blacks”, “Sad Pony Guerriglia Girl”), ma con arrangiamenti spesso diversi da quelli in studio, come ad esempio nella fumosa e rallentata versione di “Sad Pony Guerriglia Girl”.
Musica performativa, musica materiale, da sempre marchio di fabbrica della band americana è l’ibridazione tra rock ed elettronica combinata con percussioni, sonagli, gong, maracas, campanacci, fischietti, kazoo, tamburelli, eccetera. Nell’esperienza dal vivo la musica degli Xiu Xiu diventa effettivamente concreta, fisica, nell’insistenza nella percussione, nel rumore, in strumenti colpiti con violenza, con teatrale disperazione e calcolata precisione. Chitarre dai feedback distorti e batterie sincopate sui quali si sollevano linee di synth eteree, per poi sfociare in momenti tribali in cui tutti i membri della band suonano percussioni che esplodono in coda a spoken word sussurrati che diventa urla sfrenate.
L’esibizione degli Xiu Xiu al Monk di Roma, pur privilegiando l’ultimo album, è un riassunto delle anime di questa band complessa, unica, influente e affascinante come poche. Dai brani rock più disperati e distorti agli spoken word inquietanti e sussurrati, urla e rumori improvvisi, feedback di chitarra che sfocia nel puro noise, strumenti indigeni suonati con violenza e frenesia. L’anima più sperimentale e atmosferica, quella più rock e quella più cupa che si uniscono sullo stesso palco in un flusso sonoro sempre imprevedibile e magnetico tanto allo sguardo come all’udito.
Al centro di tutto questo vi è la carica fisica, sensuale ed emotiva di Jamie Stewart, che nel modulare della sua voce e nella sua estrema espressività sembra entrare dentro la musica interpretandola quasi come se si stesse creando lì in quel momento. La dolcezza con cui alla fine della serata saluta il pubblico mostra la profondità dell’immedesimazione nel momento, tanto sembra distante la stessa persona durante la performance e una volta finita.
Tornato sul palco un’ultima volta, Jamie Stewart regala al pubblico una versione di Faboulus Muscles in solo, una carezza catartica nel mezzo del rumore e dell’intensità che ha animato l’intero live.
