Prima ancora che un’esperienza visiva, Tears Taunt Me si configura come un attraversamento emotivo nel lavoro di Rosario Vicidomini, a cura di Nicoletta Provenzano, in programma fino al 5 marzo 2026 negli spazi di Curva Pura a Roma. Attraverso una serie di dipinti in olio su tela, l’artista mette in scena la fragile architettura di un legame sentimentale giunto al suo epilogo, esplorandone le fasi di sospensione, ossessione, fatalità e dissoluzione.
Le opere non raccontano semplicemente la fine di un amore, ma vagano e oscillano tra le stagioni che precedono la separazione, attraversando quel tempo sospeso in cui tutto è ancora possibile e, allo stesso tempo, già perduto. In questo spazio emotivo ambiguo, Rosario Vicidomini intreccia malinconia e ironia, restituendo non solo una parte della sua storia ma anche una trama universale, quella esperienza intima e irripetibile che ognuno di noi, almeno una volta, si trova ad abitare.
La ricerca di Vicidomini si articola spesso per cicli, come un unico racconto attraversato da accenti differenti e variazioni emotive che si sviluppano all’interno di un periodo preciso. Anche in Tears Taunt Me emerge con chiarezza questa modalità di lavoro: una coerenza visiva e concettuale che lega le opere tra loro. Come racconta la curatrice Nicoletta Provenzano, l’affinità tra curatore e artista era già nata nel 2021 proprio nello spazio di Curva Pura; il progetto espositivo nasce, quindi, da un confronto diretto sulle opere, selezionate per la loro capacità di costruire una narrazione condivisa. Anche lo spazio scelto per questa mostra non è lasciato al caso: Curva Pura è ritenuto da artista e curatrice uno spazio che intriga, che punta molto sui giovani artisti o su ricerche che rappresentano un punto di svolta.
L’opera che cattura immediatamente lo sguardo dello spettatore è Affair, una fiamma lenta che si consuma dai fiammiferi, icone del transitorio e della brevità, ma anche della trasformazione. Il dipinto diventa così simbolo di un’illusione e di un amore che si frantuma, proprio quando la fiamma si spegne, lasciando dietro di sé la memoria viva di ciò che è stato. Obsession, invece, è uno dei momenti più ironici della mostra. L’ironia sta nel modo in cui l’opera racconta quell’afflizione interiore che arriva con la fine di un amore, ma lo fa con un distacco quasi indifferente, come se si potesse guardare al dolore da fuori, trasformandolo in qualcosa di leggero e sorprendentemente autoironico.
Nicoletta Provenzano descrive la mostra come “ironica, anche se drammatica, e sicuramente densa“, tre parole che riassumono l’esperienza intensa e stratificata che Tears Taunt Me propone, invitando chi osserva a perdersi tra leggerezza e profondità dell’artista.
