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Morire di classe. La condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin

Dal 10 giugno all’8 luglio 2026, il MLACMuseo Laboratorio di Arte Contemporanea della Sapienza Università di Roma, ospita la mostra fotografica Morire di classe, promossa da Archivio Basaglia e Il Saggiatore. L’esposizione presenta una selezione degli scatti realizzati da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin per il volume omonimo curato da Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia nel 1969: immagini che rivelarono al pubblico la cruda realtà dei manicomi, luoghi di contenzione in cui malati mentali, poveri ed emarginati venivano privati della propria individualità e libertà.

Franco Basaglia entrò per la prima volta in un manicomio nei primi anni Sessanta, come direttore dell’ospedale psichiatrico di Gorizia. Ciò che trovò fu un’istituzione che non lasciava spazio alla cura: persone private della loro soggettività, ridotte a corpi da contenere. La sua risposta fu tanto semplice quanto rivoluzionaria, quei muri andavano abbattuti. In un’epoca in cui la forma della realtà sembrava immutabile, Basaglia dimostrò che cambiare era possibile, e lo fece traducendo la denuncia in azione politica e legislativa.

Come è emerso durante la tavola rotonda inaugurale Basaglia oggi: con Alberta Basaglia, Giovanna Del Giudice, Silvia Jop, Daniele Piccione e Ciro Tarantino, quella lezione resta urgente. Viviamo un momento in cui i muri tornano a essere costruiti, in cui altri corpi vengono privati di storia e diritti. Le fotografie di Cerati e Berengo Gardin aiutano a riconoscerli, e agiscono diversamente: sono parte di un percorso progressivo, capace di restituire soggettività a corpi che l’istituzione aveva cancellato. Ricontestualizzarle oggi, in uno spazio universitario, significa restituire loro quella funzione narrativa e critica, sottraendole alla logica dello scorrimento.

Morire di classe si colloca nel più ampio impegno dei Basaglia per la riforma psichiatrica, che sfociò nel 1978 nell’approvazione della Legge 180. La mostra è oggi itinerante nelle università proprio per raggiungere generazioni che non hanno conosciuto la realtà manicomiale, e per mantenere, come è stato detto, «l’ustione del ricordo».
Il programma si arricchisce di due ulteriori appuntamenti: l’11 giugno, al Nuovo Teatro Ateneo, la proiezione del film Bobò (2025) di Pippo Delbono, presentato in anteprima al Festival di Locarno, con ingresso gratuito su prenotazione; il 25 giugno, al MLAC, una discussione curata da studentesse e studenti sulla storia e l’attualità della deistituzionalizzazione del disagio psichico.

La mostra è visitabile dal lunedì al venerdì, ore 15:00–19:00, presso il Palazzo del Rettorato, P.le Aldo Moro 5, Roma.

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