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Making Marie Antoinette – Alice nella Città [Festa del Cinema di Roma]

Sofia e Eleanor Coppola

Sofia e Eleanor Coppola

Making Marie Antoinette – Il backstage vent’anni dopo 

Non tutti i film riescono a mantenere la loro rilevanza nella cultura pop a distanza di vent’anni, ma Marie Antoinette è una pellicola tuttora influente nell’immaginario collettivo. I frame del lungometraggio diretto da Sofia Coppola nel 2006 circolano ancora negli angoli di internet in cui l’estetica è sovrana: TikTok, Tumblr e Instagram, anche grazie al più recente trend del girlblogging.

Proprio per questo, non è soltanto gradito, ma quasi necessario poter sbirciare dietro le quinte di un progetto così iconico come Marie Antoinette di Sofia Coppola.

Nasce così Making Marie Antoinette, dalle 80 ore di girato di Eleanor Coppola durante le riprese del film della figlia Sofia e dai suoi diari personali dell’epoca.

Ne emerge un documentario intimo, contemporaneo e ispirazionale. I costumi e le scenografie sono i protagonisti assoluti, proprio come nel biopic. I momenti maggiormente catturati da Eleanor tra una ripresa e l’altra sono i cambi d’abito. Vestiti suntuosi e colorati, parrucche che necessitano di minuziosa cura, trucco che valorizza dei visi perlopiù mai ritoccati da interventi estetici. Si tratta, in fondo, di un period drama, un genere in cui questi elementi fanno la differenza nel determinare il grado di sospensione della realtà.

Rivedere tutto questo un’altra volta sullo schermo è un piacere per gli occhi, in particolare scoprire come viene orchestrato un set da 40 milioni di dollari, in cui alcune inquadrature sembrano veri e propri dipinti. Grazie a Making Marie Antoinette abbiamo così uno sguardo inedito al lavoro della leggendaria costumista Milena Canonero.

Kirsten Dunst sul set
Kirsten Dunst sul set

La lente di Eleanore si concentra soprattutto sulla regista e sulla sua musa Kirsten Dunst, interprete della sovrana di Francia. L’attrice confessa timidamente che la telecamera di Eleonore è quella che la mette maggiormente in soggezione, perché coglie quei momenti che solitamente restano segreti e privati: quelli del backstage.

La chiave di Making Marie Antoinette però non è come è stato realizzato il biopic, ma il suo significato nella carriera di Sofia Coppola. Agli occhi di Eleonore, Sofia, per quanto talentuosa, le sembra ancora giovane, ma molto determinata. Nei suoi diari, Eleanor ci svela che quello che sembra un semplice raffreddore è in realtà una bronchite, e che Sofia continua a recarsi sul set nonostante la terapia antibiotica.

Sofia Coppola in Making Marie Antoinette
Sofia Coppola in Making Marie Antoinette

La regista esprime le sue perplessità: “Temo di girare sempre lo stesso film”, riferendosi al precedente ritratto femminile di “Il giardino delle vergini suicide”. I dubbi che emergono tra i membri della troupe e del cast del film restituiscono un’idea di come all’epoca ci si aspettava che il film potesse essere accolto, per chi lo ha visto anni dopo il suo debutto. “Perché una ragazza americana avrebbe scelto di girare un film su un personaggio storico di un’altra cultura?”.

Eleonore però rivela di riuscire a percepire la visione della figlia, come dimostrano i numerosi momenti di Sofia al lavoro, intenta a curare ogni dettaglio.
Assistiamo così a una delle tappe chiave del percorso artistico di una ormai affermata regista come Sofia Coppola, che crea il suo immaginario e cerca la propria voce.

Making Marie Antoinette è quindi sì un documentario sul cinema, ma anche la dedica di una madre verso la figlia che diventa sé stessa.

Eleanor Coppola

Verso la fine del documentario, Eleanor racconta come filmare e dirigere costituiscano una sorta di linguaggio d’amore nella sua famiglia. È proprio sul suo primo set che conosce il marito, mentre lavora come assistente alla direzione artistica per il thriller horror Dementia 13, prodotto da Roger Corman nel 1962 in Irlanda.

Sceneggiatrice e documentarista vincitrice di premi Emmy e DGA Award, Eleanor si è distinta nel corso della sua carriera per il suo stile documentaristico, i suoi intimi ritratti cinematografici dietro le quinte (Apocalypse Now, Hearts of Darkness: A Filmmaker’s Apocalypse, Coda: Thirty Years Later…) e le sue opere di finzione realizzate nella maturità (Paris Can Wait, Love Is Love Is Love…).

L’interpretazione dei suoi diari è affidata alla voce di Diane Lane.

*(Alice nella Città – sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma dedicata alle giovani generazioni, ai film d’esordio e ai nuovi sguardi del cinema)