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Giovani e pandemia: quali sono le conseguenze di quello che abbiamo vissuto?

La pandemia di COVID-19 è finita ormai da tempo, ma i suoi effetti sono ancora in corso. 

Delle ricerche condotte dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza durante il lockdown, pubblicate nel periodo immediatamente successivo, hanno evidenziato quanto l’emergenza COVID-19 abbia avuto un impatto negativo sul benessere psicologico e sul neurosviluppo di bambini e adolescenti. 

È stato evidenziato come i soggetti più colpiti siano stati i preadolescenti e gli adolescenti: coloro che hanno attraversato la pandemia in un momento di transizione scolastica e di cambiamento dell’ambiente relazionale di riferimento.

Tali ricerche si sono poste l’obiettivo di analizzare degli scenari ben precisi, prendendo in considerazione quattro fasi della pandemia: la prima fase acuta e lockdown, l’estate 2020, la seconda ondata e il periodo di gennaio-novembre 2021. 

Partendo da queste fasi, le dinamiche approfondite sono state principalmente tre: coloro che soffrivano di problemi di salute mentale già precedentemente alla pandemia, coloro che non ne soffrivano, bambini e ragazzi con problemi di disabilità e neuropsichici gravi.  Che l’emergenza COVID-19 avesse delle conseguenze a lungo termine era qualcosa che ci aspettavamo tutti, ma con il passare degli anni sembriamo aver dimenticato l’impatto che ha avuto su di noi. Non eravamo preparati ad un’emergenza sanitaria di quella portata e non siamo preparati nemmeno ora a gestire gli strascichi che ancora ci portiamo dietro.

Soprattutto per i ragazzi dai 18 ai 25 anni la pandemia sembra aver segnato un momento importante. Gli studi effettuati hanno evidenziato che i sintomi e disturbi più frequenti sono i disturbi del comportamento alimentare, l’ideazione suicidaria, gli episodi di autolesionismo, le alterazioni del ritmo sonno-veglia e il ritiro sociale.

Le interazioni sociali degli adolescenti e dei preadolescenti sono diventate sempre più complesse, anche a causa del contesto sociale in cui viviamo. L’avvento del digitale aveva già iniziato a creare nuove distanze tra le persone, rendendo meno frequenti e spontanee le interazioni faccia a faccia; l’emergenza sanitaria del 2020 ha ulteriormente ampliato questo divario. Crescere in un periodo di sospensione globale non può che avere conseguenze profonde sul piano psicologico, cognitivo e neuropsichico. Gli studi dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza hanno infatti evidenziato un aumento di numerosi sintomi e disturbi durante la pandemia: rabbia, stanchezza persistente, tristezza, ansia, depressione, alterazioni del tono dell’umore, difficoltà comportamentali e altro ancora.

Costruire il proprio futuro, un passo alla volta, in un contesto segnato da un evento così destabilizzante, i cui effetti sono percepibili ancora oggi, è tutt’altro che semplice. Per questo è fondamentale educare sia gli adulti sia i ragazzi alla gestione delle conseguenze emotive e cognitive generate dagli eventi che coinvolgono la nostra società.

È necessario contrastare la frenesia del “traguardo” alimentata dalle narrazioni mediatiche e sociali, e imparare invece a rimanere radicati nel presente senza rimuovere il passato.

Solo attraverso una lettura consapevole delle esperienze vissute si può affrontare il futuro con maggiore equilibrio e avanzare nel presente senza esserne paralizzati.

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