RadioSapienza

Il Futuro Ascoltalo QUI. La radio ufficiale della Sapienza

Il ruolo dei media nel contrasto alla violenza di genere

Lunedì 15 aprile, la professoressa Mihaela Gavrila, presso Villa Mirafiori, ha tenuto, insieme al coordinatore Nunzio Allocca, la conferenza “L’indifferenza come male curabile: alleanze strategiche e ruolo dei media nel contrasto alla violenza di genere”.

L’evento si muove intorno alla figura dei media, in particolare la televisione, alla forza che questi hanno, e che dovrebbero usare nel modo più corretto possibile, nell’abbattere stereotipi e nel portare avanti campagne di sensibilizzazione alle tematiche di violenza e odio di genere.

La professoressa Mihaela Gavrila si avvale di diversi esempi per sottolineare l’inadeguatezza del linguaggio nei contesti televisivi con il quale ci si interfaccia alla figura femminile: alla donna in televisione si tende a darle del “tu” piuttosto che del “lei” come lo si dà agli uomini; quando la si presenta si usa anteporre degli aggettivi, esordendo con “la bella candidata” invece di “la signora candidata”; si tende a dare per scontato un rapporto di familiarità quando di familiarità non vi è nulla, o ad alimentare la dimensione di pregiudizio che orbita attorno al vestiario femminile.

Per definire meglio il discorso, la professoressa fa riferimento al saggista e linguista Roland Barthes, chiarendo come la lingua diventi potere, anche grazie allo stereotipo. Secondo questa ultima assunzione i media in quanto forma di comunicazione, sono anche essi una forma di potere.

Intervallata da numerosi ed interessanti interventi da parte degli studenti, che hanno contribuito allo sviluppo di un interessante dibattito, Mihaela Gavrila mostra un breve estratto di “Processo per stupro: il documentario”, un prodotto RAI del 1979, che ha registrato quasi 5 milioni di telespettatori, dove per la prima volta delle telecamere televisive entrano in un tribunale italiano per documentare un processo per stupro, accendendo i riflettori su un fenomeno diffuso, dimostrando in che termini veniva trattata la vittima.

Il breve estratto proposto dalla professoressa è stato un interessantissimo spunto di riflessione, che ha portato tutti i presenti a realizzare che da quel lontano ’79 poco è cambiato nel trattamento delle vittime e delle sopravvissute a violenze di genere da parte dei media e dei pubblici.

Altri esempi sono susseguiti, esempi che non facevano altro che mettere in risalto l’inadeguatezza della televisione nell’affrontare tematiche delicate come la questione di genere.

Nello specifico la professoressa ha evidenziato come molto spesso in programmi televisivi, che vertono specificatamente su storie di violenze di genere, gli avvenimenti vengano romanzati al fine di creare un prodotto facilmente vendibile al pubblico, che però crea distacco e non permette allo spettatore di empatizzare con la vittima.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi