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Lupin III a cinquant’anni dalla nascita

Nel 1965 il radiologo giapponese Katō Kazuhiko, allora fumettista per diletto, pubblicò la sua prima storia sulla rivista Manga Story sotto incoraggiamento del primario dell’ospedale in cui lavorava. Quest’ultimo notò l’abilità del proprio dipendente nel disegno e nello storytelling, dovendo poi aspettare solo un paio d’anni per sapere di averci visto lungo: nell’agosto del 1967, sotto lo pseudonimo di “Monkey Punch”, il trentenne Kazuhiko ideò e disegnò il manga Lupin III, destinato a divenire un cult anche al di fuori del continente asiatico. Il tratto fresco, dinamico e accattivante del mangaka (letteralmente “autore di fumetti”) fece spopolare la sua opera tanto da incentivare le vendite delle riviste in cui figurava e stimolare la produzione di serie animate e lungometraggi.

 

Monkey Punch si ispirò ai romanzi del francese Maurice Marie Émile Leblanc (1864-1941), il cui protagonista è Arsène Lupin, scaltro ladro gentiluomo dalle molteplici doti. Lupin III, secondo la timeline del fumettista nipponico, è il nipote diretto del ladro ideato da Leblanc. Proprio come il nonno, il ladro che tutti conoscono è famoso per essere un abile trasformista, abile negli sport, nel corpo a corpo, nell’oratoria e nella fuga. In compagnia di Jigen, pistolero provetto, Goemon, ineguagliabile samurai, e dell’amata Fujiko, Lupin III mette a segno una serie di colpi, furti e recuperi di tesori sfidando le autorità di tutto il mondo, in particolare lo sfortunatissimo Zenigata, ispettore dell’Interpol perennemente a caccia del simpatico ladro.

 

Sono dunque passati quasi cinquant’anni dall’ideazione della serie che avrà accompagnato i pranzi di molti lettori, soprattutto se “Millennials” (nati tra il 1980 e il 2000). Monkey Punch ha prodotto, sia da disegnatore diretto che da curatore, una quantità non indifferente di storie di Lupin III, collaborando anche a spin-off, mediometraggi e lungometraggi. Proprio uno di questi è stato recentemente presentato al Future Film Festival tenutosi a Bologna dal 2 al 7 maggio: il regista Takeshi Koike ha portato in Italia l’anteprima del mediometraggio “Lupin the IIIrd: Chikemuri no Ishikawa Goemon”, incentrato sul samurai che protegge il celebre ladro durante le loro avventure. Dopo un prodotto simile che ha come protagonista Jigen e la mini-serie animata su Fujiko, si conclude il percorso di esplorazione audiovisiva della banda di Lupin III.

 

La collaborazione tra Monkey Punch e Koike riporta i prodotti dedicati al ladro gentiluomo alle ambientazioni e caratteristiche originali, ai tempi in cui il manga era pensato per la fascia di fruitori universitari, dunque pregno di temi più “spinti” quali sessualità e violenza. Sicuramente discostante rispetto ai cartoni animati a cui i più saranno abituati, l’ultimo prodotto targato Lupin III presenta sequenze crude (visionabili nei teaser online) che abbandonano l’immagine pop del ladro: dalla violenza degli scontri armati, passando per un massaggio osé a Fujiko, giungendo a quest’ultima che fuma hashish.

 

Ad ogni modo, la produzione ha ben pensato di lasciare il finale aperto. Proprio come per l’ultimo capitolo della serie prodotta da Monkey Punch, al termine della quale il quartetto sparisce a seguito dell’esplosione di un intero isolotto lasciando perdere le proprie tracce davanti a un attonito Zenigata, nel mediometraggio recentemente presentato non viene svelata l’identità di chi si cela dietro all’antagonista della storia, lasciando presupporre nuovi scontri in vista per la squadra capitanata da Lupin III. Un espediente comune, ma che dona forti speranze ai fan del ladro gentiluomo che ha conquistato giovani e non di mezzo mondo.

 

Andrea Graziano

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