Quando si rincorre la perfezione, talvolta ci si dimentica delle cose più semplici. O meglio, si cerca di perfezionare anche quelle, finendo per complicare persino qualcosa di naturale come innamorarsi.
Flic (Marni Duggan) e Minna (Galaxie Clear) sono due ragazze giovanissime, non ancora maggiorenni, che attraverso la loro continua ricerca della perfezione stanno scoprendo cosa significhi diventare adulte. Fanno tutto insieme: i compiti, le attività sportive, la doccia e il trucco. Condividono ogni cosa, a tal punto da rendersi conto di non essersi mai innamorate. Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce il loro progetto: se vogliono diventare donne più mature, capaci di affrontare il mondo e di aspirare a un futuro prestigioso tra le università di Oxford e Cambridge, devono necessariamente fare esperienza dell’amore.
Ma come si può imparare a innamorarsi? Per Flic e Minna, anche questo sembra diventare un esercizio da pianificare, quasi un esperimento da portare a termine. Le due amiche decidono di bendarsi e di innamorarsi della prima persona che incontreranno una volta tolta la benda. Un gioco che, nelle loro intenzioni, dovrebbe aiutarle a crescere, ma che finisce per condurle in un territorio molto più complicato di quello che immaginavano: quello dei sentimenti.
La persona che incontrano è Miss Delavigne (Alice Englert), la loro insegnante di geografia, e da quel momento il confine tra ciò che hanno stabilito di fare e ciò che iniziano realmente a provare diventa sempre più sottile.
Flic e Minna non sono semplicemente due adolescenti alle prese con la scoperta del desiderio. Sono due ragazze che hanno costruito una parte importante della propria identità sulla presenza reciproca, abituate a condividere ogni esperienza e a muoversi nel mondo quasi come se fossero una sola persona. Ma crescere significa anche scoprire che non tutto può essere condiviso, che esistono pensieri che non riusciamo a comunicare e sentimenti che possono allontanarci proprio da chi credevamo di conoscere meglio. Il loro rapporto, così stretto da sembrare indissolubile, comincia lentamente a incrinarsi. Entrano in gioco la gelosia, la competizione e il bisogno di sentirsi riconosciute, desiderate, forse persino preferite. L’altra, che fino a quel momento era stata una presenza rassicurante, rischia di diventare una rivale. Ed è proprio questo il passaggio più interessante: quando l’amicizia smette di essere soltanto un luogo sicuro e si trasforma nello spazio in cui misurare le proprie insicurezze.
La perfezione che inseguono assume un significato diverso. Non riguarda più soltanto i risultati scolastici, diventa anche il tentativo di dare una forma precisa alla propria vita emotiva, come se persino l’amore potesse essere studiato, previsto e affrontato seguendo delle regole. Anche la rappresentazione teatrale di Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, organizzata dalla scuola insieme ad un istituto maschile, contribuisce a mettere in discussione gli equilibri delle due protagoniste. Il teatro diventa quasi una prosecuzione del gioco che Flic e Minna hanno iniziato fuori dalla scena. Perché, a quell’età, quanto c’è di autentico in ciò che proviamo e quanto, invece, è condizionato dal desiderio di assomigliare all’idea che ci siamo costruiti di noi stessi? In questo senso, il titolo Extra Geography sembra suggerire una geografia ulteriore rispetto a quella che si studia sui libri. Non soltanto quella dei luoghi, ma quella, molto meno prevedibile, delle relazioni umane. Un territorio fatto di distanze che cambiano, confini che si spostano e percorsi che non conducono necessariamente dove avevamo previsto. Flic e Minna stanno imparando a orientarsi in un mondo nuovo, nel quale non basta conoscere la strada per sapere dove si arriverà. E forse diventare adulti significa proprio questo: comprendere che non possiamo pianificare ogni cosa, né tantomeno pretendere che le persone che amiamo rimangano esattamente dove le abbiamo lasciate.
Flic e Minna sono due ragazze che vogliono crescere insieme, ma che devono fare i conti con una verità scomoda: condividere tutto non significa provare tutto allo stesso modo. E quando il sentimento diventa una questione di confronto, il rischio è quello di confondere l’amore con la necessità di essere scelte.
