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Le donne in politica: che genere di potere?

Il 17 novembre 2022 alle ore 9.00, presso l’aula B9 del Dipartimento Coris della Sapienza, si è tenuto il seminario “Che genere di potere. Il potere politico e il potere culturale”, organizzato dalla professoressa Flaminia Saccà del dipartimento di Psicologia dei processi di sviluppo e socializzazione del corso di Culture politiche e gender empowerment (Corso di Laurea Gender Studies, Culture e Politiche per i media e la comunicazione) in collaborazione con Noi Rete Donne.

L’apertura del seminario è avvenuta con i saluti istituzionali della rettrice Antonella Polimeni, per poi essere coordinato da Daniela Carlà di Noi Rete Donne. Sono state invitate ad intervenire le senatrici Lavinia Mennuni di Fratelli d’Italia, Alessandra Maiorino del Movimento 5 Stelle e Valeria Valente del Partito Democratico. Inoltre, vi è stato l’intervento della professoressa Fabrizia Giuliani del Dipartimento di Lettere e culture moderne e Daniela Hamaui giornalista e già prima direttrice de L’Espresso.

La senatrice Lavinia Mennuni interviene, via Zoom, supportando il grande tema di cui va a trattare il seminario in questione e colpevolizzando le politiche non adeguatamente efficaci che hanno portato al mancato sostegno della figura femminile. Il “tetto di cristallo” in cui ci troviamo, secondo la Mennuni, si sta rompendo con la carica femminile alla presidenza del consiglio.

Successivamente Flaminia Saccà dà inizio al suo intervento riportando i dati di una ricerca secondo cui l’Italia è al 63° posto al mondo nella parità di genere, addirittura dopo la Svezia e le Filippine. Uno dei pochi ambiti in cui vi è parità di genere è nell’istruzione, mentre maggiore disparità di potere vi è nell’economia e nella politica.Avere il presidente donna, per la prof.ssa Saccà, dà alle bambine di oggi l’idea di poter raggiungere, prima o poi, il potere. Analizzando le campagne elettorali (social) italiane, è emerso che la parità di genere non è entrata nella politica, in quanto le tematiche di genere non sono state incluse nelle campagne. Inoltre, per centrare il tema del convegno, vengono analizzati i modi in cui le donne leader nel mondo hanno trattato e gestito la pandemia: viene introdotto un tipo di leadership differente rispetto ai leader uomini, in quando si sono poste all’ascolto della popolazione, aderendo alle necessità oggettive della pandemia.

Alessandra Maiorino venendo da studi classici, quando è stata invitata ad intervenire al seminario ha pensato in primo luogo alla commedia “Le donne al parlamento” di Aristofane del 4 sec a.C. In tale commedia la presenza della figura femminile in Parlamento, dove potevano scegliere loro stesse con chi avere dei figli, era tema di divertimento. L’assurdità sta nel fatto che tutt’oggi questo tema viene ancora condiviso da una larga branca della popolazione. Secondo la senatrice “Non bisogna abbattere uno stereotipo ma un archetipo” ovvero un qualcosa di più radicato. Ogni donna che entra in politica è un piccolo passo dell’evoluzione, in quanto in partenza le donne in politica erano una commedia. Infine, alla domanda posta da Daniela Carlà “Come si arriva al potere?” risponde “per una forte motivazione” proseguendo spiegando che lei stessa è entrata in politica per contrastare le discriminazioni contro cui si è sempre battuta sin da adolescente.

Valeria Valente racconta i passi della sua carriera partendo da com’è entrata nel consiglio comunale a Napoli a 20 anni. L’inizio del suo percorso è avvenuto veicolato da uomini, che volevano una donna giovane a rappresentarli. Diventa così l’unica donna su 59 uomini al consiglio comunale. Essa sostiene che quando si entra in un contesto totalmente maschile, tu stessa ti chiedi se sei inadeguata. Per questo dichiara che se non avesse avuto la rete di sostegno femminile, si sarebbe sicuramente adeguata al maschile. In politica, secondo statistiche affidate, le donne sono meno corrotte, si pensa che questo sia dovuto al fatto che esse hanno meno potere, ma secondo la Valente non è così: “le donne gestiscono semplicemente il potere in maniera diversa”. Conclude l’intervento sostenendo che la criticità del suo partito sta nel fatto che i gruppi dirigenti maschili hanno determinati criteri che definiscono “l’uomo potente”, essendo criteri diversi quelli per definire la donna, vi è maggiore difficoltà.

Fabrizia Giuliano, contenta per l’istituzione di questo corso che è il primo in Italia, inizia l’intervento mettendo sullo stesso piano l’estraneità nell’istruzione di tali argomenti all’estraneità politica degli stessi. La politica è presente da sempre nella sua vita, dalla scuola alle associazioni fino a diventare materia di insegnamento. Racconta la sua esperienza con il movimento “se non ora quando” in quanto una delle tante fondatrici. Tale movimento, che ha cambiato la storia delle donne sul piano istituzionale, nasce nel 2009 in maniera informale nelle discussioni a fronte di ciò che accadeva in Italia e che portava il paese ad essere rappresentato in maniera nefasta. Nel 2011 aprono un appello dove aderiscono 230 grandi città Italiane, 1 milione e più di donne fino ad arrivare in tutto il mondo per scendere in piazza. Le donne democristiane votarono la 194 senza far prevalere il partito, fu voluta da tutte le donne anche da chi non avrebbe mai abortito nella vita.

“le ragioni che hanno determinato il nostro allontanamento dalla sfera pubblica sono di tutti e solo se si recuperano quelle ragioni si produce la forza” dice la prof.ssa Giuliano.

Conclude mostrando il video della manifestazione del 13 febbraio 2011.

L’ultimo intervento è quello della giornalista Daniela Hamaui, che risponde alla domanda: “Qual’è il potere che hanno le donne che sono in Parlamento?” essa sostiene che la politica dei piccoli passi può servire e funzionare in certi momenti mentre in altri no, essendo questo un momento importante nella storia politica italiana, le donne in parlamento dovrebbero osare e farsi sentire di più.

“Nel momento in cui la donna arriva nella posizione di potere deve fare subito la rivoluzione, non può pensare di fare tutto un po’ alla volta”

Il seminario si è concluso alle 12.00 dopo un dibattito di confronto tra gli ospiti e gli studenti presenti in aula.