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Il virus della “paura”

In questi giorni il circuito mediatico e gli italiani stessi sembrano non avere altro interesse di quello riguardante la diffusione del  coronavirus.  In realtà due sono i principali pericoli: quello legato al contagio vero e proprio e l’altro, forse più pericoloso, legato alla paura, in alcuni casi fobia, enfatizzata dalle notizie, informazioni e spesso fakenews diffuse dai diversi media.

Mai nell’Italia contemporanea nessun evento di questo tipo ha avuto una copertura mediatica del genere: con riferimento al virus della SARS, malattia respiratoria che partire dal novembre 2002 si diffuse da prima in Cina e poi nel resto del mondo, i dati dimostrano che il Coronavirus ha già avuto, ad un mese circa dalla sua scoperta,  una copertura mediatica ben 8 volte superiore a quella della SARS.

La paura appare però decisamente eccessiva e soprattutto poco razionale:  i dati resi noti dall’Istituto Superiore di Sanità dimostrano che il tasso di mortalità di questo “nuovo” virus è decisamente inferiore a quello della SARS e si attesta intorno al 2%. Un’ulteriore elemento da considerare riguarda il fatto che i pazienti deceduti sono principalmente anziani o affetti da altre  malattie legate all’apparato respiratorio e/o cardiaco.

Alcuni, forse troppi, italiani sembrano essere dunque poco e mal  informati sulle conseguenze legate al contagio di questo virus: nei paesi occidentali, ad esempio, la prima causa di morte per malattie infettive è rappresentata dalla polmonite batterica che nel nostro Paese ogni anno ben 11.000 morti.

Principali responsabili del diffondersi della paura all’interno della società sono i media ed in particolare la Rete: se da un lato facilita l’accesso all’informazione dall’altro questo medium comporta la diffusione virale di notizie dal contenuto errato o di natura tendenziosa.

In conclusione possiamo affermare che, nel complesso, a spaventare di più gli italiani non è il virus stesso e le conseguenze legate al contagio bensì è la paura di essere contagiati.

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