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Venezuela: ancora proteste e niente democrazia

Hans Wuerich mostrando le multipli ferite di piombini, portando nient'altro che una bibbia in mano, davanti ai blindati della GNB.

Le proteste in Venezuela non si fermano e nelle strade continuano a perdere la vita innocenti civili. Sono già ufficiali le morti di 32 persone che sono state uccise dalla Guardia (GNB), dalla Polizia Nazionale Bolivariana (PNB) e dai colectivos (civili armati dal governo) da quando sono ricominciate le proteste il 19 aprile.

Da quando nel 2016 sono state cancellate le elezioni regionali senza motivazione e non si è permesso lo svolgimento del referendum revocatorio (che era consentito a livello costituzionale), la situazione politica del Venezuela è iniziata a peggiorare. Il Venezuela è il paese più corrotto al mondo secondo i dati del World Economic Forum e la democrazia è praticamente immaginaria, come è stato confermato ulteriormente il mese scorso quando la Corte Suprema ha rimosso tutti i poteri legislativi all’Assemblea Nazionale, organo parlamentare i cui membri appartengono in misura maggiore all’opposizione. Sono cominciate le proteste e milioni di venezuelani sono scesi in piazza il 19 aprile per “la madre di tutte le marce”, e da allora le manifestazioni non si sono più fermate.

Ogni giorno in diverse città del Venezuela, seguendo l’ordine dei leader della Mesa de la Unidad Democratica (MUD), il partito dell’opposizione, vedono migliaia di persone affollare le strade, urlando slogan e chiedendo che la costituzione venga rispettata. Lo scopo dei venezuelani che stanno protestando è quello di affrettare le elezioni presidenziali in maniera democratica e serena perché sono stanchi della mancanza di cibo e medicine, e degli alti livelli di criminalità che si vivono nel paese. Attività semplici come uscire a fare una passeggiata o andare a mangiare qualcosa con gli amici non è più fattibile. È troppo pericoloso e si rischia di non riuscire a pagare il conto.

Persone di tutte le classi e tutte le età si uniscono in piazza cercando di darsi forza e di non lasciar morire la speranza che le cose andranno meglio. Pronti con delle maschere antigas fatte in casa, fazzoletti bagnati in maalox (antiacido) e aceto, dentifricio per mettere sotto il naso, occhiali protettivi, maschere subacquee e spruzzatori ad acqua, per riguardarsi dei continui attacchi della GNB e della PNB, che in tutte le proteste puntano le loro armi verso il proprio popolo. Sono decine le persone che sono state – e per come vanno le cose continueranno ad essere – aggredite da coloro che dovrebbero proteggerli. Ieri (#26A) sono morti due ragazzi, uno per ferite di piombini in faccia, l’altro, Juan Pablo Pernalete, per l’impatto di una bomba lacrimogena nel petto. La morte del giovane Pernalete ha causato gran devastazione, e spinge ai manifestanti a rimanere in piazza in sua memoria e per continuare la sua lotta. La maggioranza dei manifestanti sono studenti, disposti a dar la vita per il loro. Molti dicono che preferiscono morire nel provare a liberare la patria che continuare a vivere in ingiustizia.

A livello politico, a Washington nella sede dell’OSA, Organizzazione degli Stati Americani, con la petizione di 19 paesi si è convocata una riunione per discutere sulla grave crisi umanitaria che attraversa il Venezuela. La risposta del Paese, annunciata dalla cancelliere Delsy Rodriguez, è stata la rimozione del Venezuela dell’Organizzazione; secondo il segretario generalle dell’OSA, questa rimozione avverrà solo entro 24 mesi e dopo pagare gli 8,7 milioni di dollari che sono addebitati all’Organizzazione . Inoltre, Yibram Saab, figlio del Defensore del Popolo Tareck William Saab, ha pubblicato un video dove accusa la sospensione dell’ordine costituzionale e la brutale repressione da parte degli organi di sicurezza (GNB e PNB) e chiede a suo padre di “fare la costa giusta”, anche se sa che è difficile.

Per avere informazioni aggiornate cercate su Twitter gli hashtag #viralizaladictadura #SOSVenezuela e # più il giorno (es. #27a per 27 aprile).


Maria Victoria La Terza

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