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“Linea a Kiev”: dal Coris uno sguardo più accurato sul conflitto Russia-Ucraina

Non è mai facile parlare di guerra, tantomeno farlo da persona che ha vissuto in primo piano queste tipologie di accadimenti.

Sorgono molte domande relative a questi scenari: quali sensazioni vengono provate durante e dopo determinate situazioni? Che preparazione psicologica c’è dietro ciò? Quale approccio mettere in pratica? Come cambiano i rapporti familiari, ma soprattutto i rapporti con sé stessi?

Per trovare e dare una risposta a tutti questi quesiti, oggi alle ore 10 in Aula Magna in Via Salaria 113, ha avuto luogo una lezione organizzata dal corso di Giornalismo Radiotelevisivo (Proff. Petrecca, Ruggiero), con la partecipazione dei corsi di Deontologia ed Etica del Giornalismo (Prof.ssa Marsocci), Entertainment and Television Studies (Prof.ssa Gavila), Music Studies (Prof. D’Amato), Psicologia della Politica (Prof.ssa Leone).

Linea a Kiev ha rappresentato un momento di riflessione sull’attualità attraverso le testimonianze di Emma Farnè (inviata di RaiNews24) e Valerio Nicolosi (giornalista di MicroMega) i quali hanno raccontato la realtà vissuta in prima persona sui luoghi colpiti dalla guerra.

Ci sono stati molti interventi espressi da parte di entrambi, esplicando la gestione di tutto il lavoro svolto in quel periodo, che non viene così tanto percepito da casa e soprattutto da dietro uno schermo che sia di uno smartphone o di una tv.

“Ricordo prima di andare in diretta pensavamo sempre a dov’era un bunker, dov’era un rifugio anti-aereo e spesso si decideva di fare la diretta vicino a questi posti anche se erano meno belli e non c’era nulla da far vedere, ma era solamente un discorso di sicurezza perchè la sicurezza era prioritaria quindi era sempre un cercare un compromesso tra cosa facciamo vedere e dov’è il posto più vicino dove potevamo ripararci” afferma Emma Farnè, seguita poi dal discorso di Nicolosi che ammette la medesima situazione della giornalista di Rainews24 e aggiunge “anche saper distinguere i suoni è importante, capire la diversità delle esplosioni tra quelle dovute da un missile o da una granata… La prima cosa da fare sicuramente è cambiare telefono, utilizzare una sim locale, spegnere la localizzazione e stare in modalità aereo. Insomma cercare di passare inosservati, stare nascosti…”.

Da queste piccolissime battute si deduce tutta la situazione tragica che si sta vivendo nell’Est Europa, coinvolgendo il piano mediatico e giornalistico, il quale tutti i giorni si confronta con episodi strazianti e complessi.

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