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Cultura poetica di Antonio Vivaldi

Lunedì 6 Febbraio si è tenuto il primo di una serie del ciclo “Colloquia” edizione 2023 della sezione di musicologia. Al centro dell’incontro vi era il tema della cutlura poetica di Antonio Vivaldi.

Grazie alla collaborazione con il dipartimento di Lettere e Culture Moderne è nato l’incontro con il professore Stefano Carrai ordinario della Normale di Pisa, italianista e filologo della letteratura italiana, specialista della letteratura delle origini del 1200 e di letterati lirici.

Se dovessero chiedervi a cosa assocereste Antonio Vivaldi, probabilmente non vi verrebbe in mente come prima risposta la poesia, pensereste al suo apporto al mondo della musica classica e probabilmente vi verrebbe da canticchiare nella testa la melodia di uno dei concerti de “Le Quattro Stagioni”.

In realtà vengono attribuiti al composit ero quattro sonetti dimostrativi delle stagioni che aprono l’opera.

Stefano Carrai si è molto interessato alla valutazione dello spessore poetico di Vivaldi e allo studio sulla possibile attribuzione di questi sonetti all’autore veneziano.

L’analisi di Carrai è partita prima da un accurato e preciso studio delle fonti che raccolgono la storia di Vivaldi e delle sue opere, in particolare grazie ai testi dell’edizione critica dei manoscritti di Manchester curata da Everett e Talbot. Questa fonte chiarisce che i sonetti sono composti “sopra” i concerti.

Dopo lo studio delle fonti si è passati ad un’analisi dei testi dei sonetti sia nei loro aspetti contenutistici che stilistici e lessicali.

Lo schema di base dei quattro sonetti è uno schema di endecasillabi rimati a rime alternate sul quale però sia la Primavera che l’Inverno hanno una variazione. Uno schema abbastanza semplice e classico rispecchia lo stile non particolarmente ricercato dei sonetti che seguono infatti il gusto lirico del tempo. Una differenza abbastanza sostanziale dai sonetti dedicati alle stagioni è la mancanza del topos del risveglio all’interno del sonetto della Primavera, stranezza che accompagna anceh il grande spazio che dedicano alla descrizione del maltempo sia in questo sonetto che in quello dell’estate.

Nonostante la classicità delle opere viene da chiedersi se queste particolarità non rispecchino in realtà un tentativo di adattamento alle corrispettive idee musicali.

Secondo Everett vi è un equilibrio tra i vari sonetti: sia estate che inverno parlano del disagio e del pericolo ma, mentre nel primo caso è centrale la vulnerabilità dell’uomo, nel secondo è evidente il divertimento della gente malgrado l’atteso pericolo.

Il tema delle stagioni non era affatto nuovo al tempo, affondava le radici in una lunga tradizione lirica e letteraria e nel 1600 riscuoteva un buon successo.

L’analisi del professor Carrai è estremamente accurata e dettagliata, è sicuramente interessante scoprire un nuovo volto di Vivaldi, al di là del possibile giudizio di valore che si può dare alle opere.

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