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La Città come Cura e la Cura della Città: come si intrecciano Architettura e Psicologia.

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L’11 giugno presso la facoltà di architettura di Valle Giulia ha avuto inizio un importante workshop, riguardante la relazione tra la trasformazione urbana e le questioni che riguardano la salute e la prevenzione delle malattie: “La Città come Cura e la Cura della Città”.
Alla base del progetto una forte interdisciplinarità accademica, in quanto prendono parte a questa iniziativa specialisti in varie materie, tra cui, oltre ovviamente all’architettura e l’ingegneria edile, medicina, psicologia e sociologia.

È innegabile che il rapporto con la medicina sia alla base dell’urbanistica moderna; ma se solo all’inizio del secolo scorso le questioni riguardavano problemi legati alla mancanza di confort, oggi è l’eccesso di comodità a generare pericolose disfunzioni. Le patologie sono diventate croniche: obesità, allergie, il diabete sono state definite nuove epidemie generate non da virus ma da stili di vita inadeguati, come sedentarietà e cattiva alimentazione.

Il Rettore Eugenio Gaudio plaude all’iniziativa come “il risultato di un progetto di interesse nazionale su una tematica estremamente rilevante”. Nel suo intervento sottolinea come la sanità abbia fatto passi da gigante negli ultimi tempi: nel giro di un secolo l’aspettativa di vita è quasi raddoppiata. Contemporaneamente, però, la forte urbanizzazione degli ultimi decenni non ha visto l’uomo al centro del progetto; cosa che ha generato riflessi importanti dal punto di vista della salute.

Promuovere degli stili di vita salutari è fondamentale per “rendere le persone protagoniste del proprio benessere”, come spiega Orazio Carpenzano, Direttore del Dipartimento di Architettura e Progetto. È importante evitare di arrivare in situazione in cui la cura è l’unico rimedio, puntando tutto sulla prevenzione. In questo la struttura della città gioca un ruolo chiave.

Per Anna Maria Giovenale, Preside della Facoltà di Architettura, acquisire la cultura della cura è necessario:
“Non c’è più la consapevolezza del limite, si finge che la natura sia una risorsa infinita, che i corpi, parlando di salute, siano invulnerabili, che il tempo e le opportunità delle persone possono essere liberate da ogni vincolo e ogni responsabilità”.

Luca Ribichini, della Commissione Cultura Casa dell’Architettura e Vicepreside della Facoltà di Architettura, ritiene che si debba ritrovare quella dimensione andata perduta nelle nostre moderne città: “La nostra generazionale ha la capacità di guardare indietro e annodare i fili del passato; per capire quello che è realmente importante che merita di essere recuperato e dargli linfa vitale per il futuro”. Salvaguardare, recuperare e riutilizzare questi i valori da perseguire.

Successivamente la parola va ad Andrea Lenzi, presidente dell’Health City Institute di Roma, un Health Tank indipendente e no profit nato come risposta civica alla necessità di studiare i determinanti della salute nelle città, composto da professionisti appartenenti a diversi campi di studio che lavorano con l’intento di individuare la priorità sulle quali agire in tema di salute nelle città.
Nel corso del suo intervento, A.Lenzi illustra il più recente progetto portato avanti dell’istituto di cui è presidente, il “Cities Changind Diabets”, che si propone di mappare il problema del Diabete 2 all’interno delle grandi metropoli, nel quale sono coinvolte 12 città e più di 100 milioni di cittadini.

Anche Joanna Frank, presidentessa e Ceo del Center for Active Design di New York, che si occupa della promozione della salute attraverso il design, prende parte al workshop. Il suo lavoro mira alla prevenzione di problemi di salute mentale, in particolare nelle generazioni più giovani che sono considerate le più “socialmente chiuse”, attraverso il design: anche il semplice posizionamento delle scale in un edificio può avere determinati effetti inconsci sulla mente umana.

Nel tentativo si sensibilizzare una fascia sempre più ampia della popolazione riguardo questa tematica è stata istituita una giornata internazionale della salute il 2 luglio, che verrà celebrata a Roma presso l’Auditorium Ara Pacis.

 

“Di una città non godi le sette o le settantasette meraviglia, ma le risposte che dà alle tue domande” Italo Calvino

 

Marina Taliercio e Oreste Sacco

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