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Donne e Arte: la creatività femminile raccontata dal laboratorio “Sguardi sulle differenze”

Il 18 maggio dalle 10:00, nell’ aula II di Storia dell’ Arte della Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza, ha avuto luogo la giornata conclusiva del laboratorio di studi femministi Anna Rita Simeone: “Sguardi sulle differenze”.

Per il suo diciottesimo anno di attività alla Sapienza, il laboratorio ha messo a tema: LA CREATIVITÀ DELLE DONNE.

Le organizzatrici, mosse dall’ interesse a conoscere gli sguardi legati a vite diverse, hanno affrontato il tema in una prospettiva integralmente interdisciplinare e, successivamente, hanno aperto il dibattito tra i presenti.

La prima parte del convegno, moderato da Fabrizia Brandario, ha posto l’ attenzione su: ARTE E LA SOGGETTIVITÀ DELLE DONNE.

L’ incontro si è aperto con la riflessione circa DONNE NELLE ARTI: UNA CREATIVITÀ AL FEMMINILE?

Al centro degli interventi di Marta Seravalli e Caterina Iaquinta, due interrogativi:

Dove s’ inscrive la differenza di genere nella produzione artistica?

L’ uomo e la donna creano in modo diverso per motivi di ordine biologico o culturale?

Si è visto, come, attraverso il confronto di opere, si possano trovare svariate risposte a tali argomenti: a volte simili, a volte diverse ma comunque in grado di stimolare questioni e domande altre.

Ogni interrogativo si riconduce alla lente femminile attraverso cui osservare e, guardare da un punto di vista di genere, significa cercare di accogliere le differenze che incontriamo ogni giorno, analizzarle criticamente e capirne il senso tanto a livello personale che sociale e politico.

Come spiega Marta Seravalli attraverso l’analisi delle avanguardie storiche, un efficace modo di imparare ad osservare è provare ad intercettare un segnale di genere nelle opere artistiche. Corporeità che irrompono la scena, esposizione manifesta della fisicità che non teme di correre il rischio, creatività al femminile che rompe gli schemi di un contesto maschile: l’arte, al femminile, attraversa consapevolmente gli spazi e i tempi pensati per gli uomini.
“La formulazione stessa della storia dell’arte era basata sul maschio, la subalternità femminile subisce una svolta quando il corpo della donna diventa soggetto autorappresentato”: le parole della Iaquinta, docente presso il Dipartimento Arti Visive di NABA – Nuova Accademica di Belle Arti di Milano, sottolineano come il ruolo del corpo e delle rappresentazioni delle donne abbiano determinato la crisi dei paradigmi classici della storiografia e delle modalità di leggere tradizionalmente l’arte. Il corpo, autorappresentato come soggetto, irrompe maestoso nella gestualità: “il gesto non comunica nulla, non ha un fine. Si esprime nella sua stessa medialità e libertà”.

L’arte al femminile, avvalendosi della potenza del gesto, si sottrae al linguaggio e sfugge da qualsiasi decodifica prestabilita: anche nella creatività, ingabbiare l’estro delle donne è un tentativo destinato a fallire.

Nicoletta Labarile, Alessia Tito

      Intervista a Caterina Iaquinta
      Intervista a Marta Seravalli