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L’arte della memoria di Georges de Canino

Non è ancora passato un mese dall’inizio del 2018 e di cose ne sono successe già molte: dai sacchetti bio a pagamento alla scomparsa della cantante dei Cranberries, fino al boom di notizie politiche in vista delle prossime elezioni.

Prima che gennaio chiuda le porte, però, deve passare e soffermarsi su una data storica: il 27, la Giornata della Memoria.

E c’è bisogno di soffermarsi su questo giorno, soprattutto se si considerano i recenti eventi di cronaca in cui il fascismo e l’odio sono stati riportati in auge da partiti schierati e nostalgici del Duce che vorrebbero tornare a 80 anni fa. Dall’approvazione delle leggi razziali, infatti, sono passati proprio 80 anni. E fa paura il pensiero che tutto quell’orrore possa tornare in vita a causa di menti distorte e afflitte dall’insoddisfazione.

La memoria collettiva e storica deve essere tenuta a galla. Che sia vista come una data da ricordare o semplicemente come un metro di paragone con il presente e in vista del futuro. Ma non va cancellata, soprattutto in un Paese affetto da memoria a breve termine.

Roma, per celebrare gli 80 anni dalle leggi razziali, dal periodo di terrore e violenza che ha caratterizzato e spezzato le vite di milioni di uomini, ha deciso di esporre le opere di Georges de Canino alla Casa della Memoria e della Storia.

La mostra verrà inaugurata il 22 gennaio e comprende circa quaranta lavori su carta di grande formato realizzati con interventi pittorici su basi cartacee, assemblate attraverso collages di fotografie e documenti di riviste originali di propaganda fascista.

Una mostra che vuole, attraverso l’arte, affrontare il sentimento dell’orrore al tempo del fascismo.

Obiettivo dell’autore, sensibile ai temi dell’olocausto, è quello di portare lo spettatore a non sottrarsi alla ferita della storia.

Solo guardandola a cuore aperto una ferita collettiva può rimarginarsi. Solo affrontandola e accettandola si può smettere di guardare al passato con gli occhi della rabbia che giudica e prova ancora invano di  stabilire chi è vittima e chi carnefice.

Una mostra fortemente espressiva per il suo linguaggio simbolico, prepotente e crudo. Composto da segni, parole, motti, frecce e linee dinamiche. Tutto riversato su immagini di uomini in camicia nera. Dei rotocalchi di propaganda fascista al tempo della promulgazione delle leggi razziali in Italia.

Le opere di Georges de Canino formano un corpus unico e coerente. Sono state realizzate in due momenti cronologicamente distinti.
Il primo negli anni 1978 e 1979 in reazione al terrorismo, di tutte le matrici, attivo nell’Italia degli anni di piombo. Il secondo nel 1983, in seguito all’attentato alla Sinagoga di Roma, di matrice arabo palestinese, in cui perse la vita il piccolo Stefano Gaj Taché, il primo ebreo assassinato in Italia a soli 2 anni.

Opere sul tema della resistenza, dell’antifascismo e sul totale rifiuto del terrorismo.

Un collage di documenti e fotografie d’epoca originali. Opere fortemente contemporanee, che hanno evidenti analogie con il linguaggio tipico delle Avanguardie storiche europee. Dadaismo, Surrealismo e Futurismo, in particolare, le quali sperimentarono un percorso di rottura con le tradizioni ottocentesche nei primi decenni del novecento.

Alla Casa della Memoria e della Storia saranno esposti, inoltre, cinque studi preparatori delle due grandi tele in esposizione permanente presso il Museo delle Fosse Ardeatine a Roma, che l’artista dedicò alla memoria delle ventisei vittime adolescenti trucidate nella strage.

Carmen Baffi

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