Slow journalism: alla Sapienza le nuove sfide del giornalismo

Slow journalism: alla Sapienza le nuove sfide del giornalismo

Un interessante dibattito si è tenuto mercoledì 29 Maggio preso il CoRiS, il dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza: più di tre ore di discussione sui temi più attuali del giornalismo. Punto di partenza la presentazione del libro di Daniele Nalbone, con Alberto Puliafito, dal titolo Slow journalism. Chi ha ucciso il giornalismo? edito da Fandango.

La crisi del giornalismo nell’era della post-verità, del clickbaiting e del superamento delle fonti algoritmiche ha forse raggiunto il punto di burnout? Questo, insieme a molti altri, i temi che hanno alimentato il dibattito che ha coinvolto anche gli studenti del corso di Giornalismo Radiotelevisivo del Prof. Christian Ruggiero.

Il cambio di paradigma, la sperimentazione di nuovi modelli di business, di routine lavorative e stili di rapporto con il pubblico che siano realmente sostenibili: queste le nuove sfide del giornalismo di cui si è parlato.

Ad animare il dibattito Diego Ceccobelli della Scuola Normale Superiore di Pisa e Federico Lobuono, Direttore di BreakingTech e fondatore di Pischelli In Cammino.

“Essere slow journalist è una forma di attivismo”, ha detto Nalbone – responsabile web de Il paese sera – che presto arriverà in tutte le edicole con una versione cartacea rinnovata.

Da una parte, quindi, gli spunti accademici di Ceccobelli; dall’altra Nalbone, i suoi numerosi anni di esperienza e la voglia di rivoluzionare un modello ormai in palese difficoltà; infine, il punto di vista assolutamente inedito – almeno in ambito universitario – del diciannovenne Federico Lobuono, imprenditore e enfant prodige del brand journalism con all’attivo numerosissime collaborazioni con le più grandi testate e i più celebri editori.

Menzione speciale al Professor Ruggiero – organizzatore dell’incontro – al quale va riconosciuta l’eccezionale capacità di creare dibattiti interessanti, stimolanti e l’abilità di mettere in scena delle vere e proprie arene televisive che però hanno dalla loro la base solida dell’accademia, della sua esperienza e di una visione contemporanea e attenta del giornalismo.

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