Septuaginta: come la traduzione dell’Antico Testamento in greco ha influenzato contenuto e significato dei testi liturgici ebraici e cattolici

Septuaginta: come la traduzione dell’Antico Testamento in greco ha influenzato contenuto e significato dei testi liturgici ebraici e cattolici


E’ Tolomeo II Filadelfo a commissiononare, per la neonata Biblioteca Alessandrina, la traduzione del Pentateuco in greco. Riunì 72 eruditi ebrei, sei per ogni tribù di Israele, a Faro dove, leggenda vuole che in 72 giorni avessero portato a termine il compito assegnatogli, ognuno singolarmente e trovandosi poi, al momento del confronto, tutti con lo stessa traduzione.

La leggendaria narrazione della “Lettera Aristea” pur essendo un’epigrafia costituisce testimonianza storica che nel terzo secolo a.C. si è dato inizio a un’importante opera di traduzione dei testi sacri ebraici che vedrà una conclusione circa seicento anni dopo.Così i curatori Alessandro Catastini e Alberto Camplani hanno introdotto il tema del ciclo di conferenze rivolte allo studio dei primi profeti della Septuaginta insieme all’esperto della materia Prof.re Emmanuel Tov del –Hebrew University of Jerusalem, Bible Department.

Quest’ultimo entrando subito nel vivo dell’argomento ha spiegato che già in età antica, si acceserro diverse controversie e diatribe, intorno a quali e quanti testi fossero stati tradotti sotto Tolomeo II e da chi; quali libri da includere o scludere dalle raccolte liturgiche ebraiche, cattoliche ed ortodosse. Oggi i testi sacri dell’Ebraismo sono i testi masomerici e sono indicati dall’acronimo “Tanàkh”
Le tre lettere (T, N, K) sono le iniziali dell’espressione “Torah, Nevi’im, Ketuvim”
La Torah (Legge) è composta dal pentateuco: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio.
Nevi’im (Profeti) è formato invece da: Giosuè, Giudici, Samuele (I e II), Re (I e II), Isaia, Geremia, Ezechiele che sono considerati Profeti Anteriori (Nevi’im Rishonim) e i dodici profeti minori.
La raccolta del Ketuvìm (Scritti) comprende tredici libri sapienzali: Salmi, Proverbi, Giobbe, Cantico dei Cantici, Rut, Lamentazioni, Qoelet (Ecclesiaste), Ester, Daniele, Esdra e Neemia, Cronache (I e II).Tutti questi libri fanno parte anche della Bibbia cristiana e prendono nome, in essa, di Antico Testamento. Va tuttavia osservato che la Bibbia cattolica accoglie, nell’Antico Testamento, altri sette libri, composti prima di Cristo, che però non si trovano nella Bibbia ebraica. Sono: Giuditta, Tobia, i due libri dei Maccabei, Siràcide, Sapienza, Baruc con la lettera di Geremia. Anche il contenuto dei libri di Ester e Daniele è parzialmente diverso nella Bibbia ebraica e in quella cattolica.

Dopo questo affascinante excursus, il prof.re Tov vuole soffermarsi sulle differenze di struttura tra i testi cattolici e quelli ebraici dei profeti anteriori in comune. Se la sequenza ebraica segue un ordine storico-cronologico quella cattolica segue il filone della testimoninaza storica della salvezza mediante la figura di Cristo in terra. Troviamo così che ai libri di Giosue e Giudici viene affiancato il libro di Rut, in quanto parla della nonna di Davide. Seguono 1-2 Samuele e 1-2 Re. A questo punto la Bibbia cristiana continua proponendo altri libri considerati testimonianza di storia della salvezza che, nella Bibbia ebraica, sono collocati tra i Ketubim (Scritti): 1- 2Cronache, Esdra e Neemia, disposti secondo la successione cronologica.

Questo seminario ci ha lasciato una grande testimonianza di come anche solo un termine in una traduzione possa dare un senso diverso a un precetto religioso o come alterare la struttura e disposizione di un testo all’interno di un corpo possa fare la differenza nel plasmare dottrine, storie e culture di popoli per secoli.

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