Ricordando Raffaele Panella. A Valle Giulia la mostra sul progetto della nuova sede della Sapienza a Pietralata

Ricordando Raffaele Panella. A Valle Giulia la mostra sul progetto della nuova sede della Sapienza a Pietralata

6 aprile 2017. Ad un anno dalla scomparsa di Raffaele Panella, il Dipartimento di Architettura ha voluto ricordare il professore emerito esponendo i disegni ed i modelli in scala del progetto per la nuova sede della Sapienza a Pietralata. La mostra è stata anticipata da un convegno a cui hanno partecipato le massime autorità dell’Ateneo – tra cui il Magnifico Rettore Eugenio Gaudio ed il direttore generale Carlo Musto D’Amore – ed alcune delle figure tecniche che hanno seguito più da vicino lo svolgersi del complesso iter che ha portato alla redazione dell’ambizioso progetto.

Chi era Raffaele Panella

Raffaele Panella (Foggia 1937, Roma 2016) è stato ed è una figura tanto importante quanto difficilmente inquadrabile dell’architettura italiana contemporanea. La sua instancabile opera si è articolata in molteplici campi, spaziando dall’architettura all’urbanistica, dal recupero urbano al paesaggio, dalla teorizzazione sul progetto della città all’impegno civile nelle politiche urbane.

 

Un fotogramma del documentario sull’opera di Panella proiettato durante il convegno

Docente appassionato, prima all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, poi alla Sapienza di Roma, dove è stato – dal 1994 al 2000 – direttore del Dipartimento di Architettura e Analisi della Città (oggi Dipartimento di Architettura e Progetto), Panella era convinto della necessità di applicare nella pratica della professione le teorie e le metodiche impartite nell’insegnamento, ed ha quindi sempre associato all’impegno didattico e di ricerca la professione dell’architetto e dell’urbanista.

Nel 2015 è stato inaugurato a Bologna il primo blocco del nuovo polo universitario del Navile, la più vasta ed impegnativa fra le sue opere architettoniche realizzate, ma numerosissimi sono i suoi lavori di pianificazione urbanistica – a Pesaro, a Città di Castello, ad Alberobello, solo per citarne alcuni – così come le iniziative di studio sulle aree archeologiche e sui poli universitari di Roma, le pubblicazioni ed i progetti di ricerca – soprattutto sui temi del progetto urbano.

Com’è stato più volte ricordato durante il convegno, l’opera di Panella va ben oltre la progettazione architettonica: è la costruzione di un discorso sull’architettura e sulla città che chiede continui riscontri, continue verifiche, continui rilanci. Nel suo percorso creativo non c’era spazio per le opere finite – assolute – ma solo per la ricerca incessante, per il costante ripensamento.

Nella sua visione, la città è l’oggetto del contendere. La città come urbs e la città come civitas: la città dell’architettura, ma ancor prima quella dei cittadini, della comunità insediata.

L’interesse primario della sua ricerca è stato quindi quello di interpretare la morfologia urbana e di connetterla alla struttura di relazioni che innerva la città nei suoi usi, nella sua fruizione da parte dei cittadini. Ciò che chiamava radicamento: un’immersione profonda nella concretezza dei problemi di trasformazione di un luogo, fondata sulla conoscenza del processo storico della sua formazione.

Particolare della mostra

«Un’architettura vuota, un’architettura morta, non è nei sogni di Panella» scrive il Prof. Renato Bocchi del Dipartimento di Culture del Progetto dello IUAV, amico e collega di Panella durante gli anni di insegnamento a Venezia «Il suo interesse per l’archeologia, per il passato, non è mai di tipo antiquario o nostalgico né di tipo meramente estetico. La città è un’opera collettiva e un monumento alla collettività. La città è il sedimento di mille giacimenti, è storia, è cultura materiale. È questa l’archeologia che gli interessa: l’interpretazione degli strati della storia, per continuare la storia».

Plastico del progetto della nuova sede della Sapienza a Pietralata

Non è un caso che molte delle sue progettazioni urbane siano complessi scolastici o di spazio pubblico collettivo, assunte come nuove centralità nella città non consolidata. Ne è un chiaro, emblematico esempio il progetto della nuova sede della Sapienza a Pietralata – ultimo incarico prima della scomparsa – nel cui ambito Panella ha ricoperto il ruolo di Responsabile Scientifico e coordinatore della progettazione.

Il progetto della nuova sede della Sapienza a Pietralata

Il progetto per la realizzazione di una nuova sede Sapienza nell’area dell’ex SDO di Pietralata nasce con il Piano di decongestionamento approvato dall’Ateneo alla fine degli anni novanta. Nel 2006 viene assegnata l’area, ma solo nel 2010 – dopo un lungo percorso non privo di ostacoli – viene assunto dalla Sapienza come un impegno concreto cui dare la massima priorità, presentando un progetto generale che riassume un programma di intervento innovativo, imperniato sull’eccellenza della ricerca scientifica e sulla qualità dell’offerta didattica, con la realizzazione di uno Studentato dotato di 250 posti letto, una biblioteca ed un servizio mensa.

In linea con l’idea urbanistica di Panella, i 71.640 metri quadrati del campus sono organizzati attorno ad un sistema di piazze, luoghi di convergenza tra le strutture universitarie e la città tali da diventare il volano di una riqualificazione generale dell’area urbana circostante. Nel nuovo centro direzionale trovano posto anche 6.000 metri quadrati di uffici dell’Istat, spazi per altri enti pubblici e servizi per gli abitanti del quartiere.

«Il punto di partenza del progetto è stata un’attenta riflessione sulle trasformazioni avvenute nel mondo dell’insegnamento, a seguito dell’affermarsi in maniera sempre più forte del tema della comunicazione, inteso sotto le molteplici forme in cui si manifesta, a partire dall’aspetto tecnologico fino a quello antropologico» spiega il prof. arch. Roberto Palumbo «La conformazione volumetrica, in aderenza alle giaciture indicate dal Piano, presuppone un corpo di fabbrica continuo che si avvolge intorno ad uno spazio centrale, articolato su diversi livelli ed animato dalla presenza di una serie di spazi sociali e di funzioni rappresentative. Il nucleo ideale di partenza del progetto, che ha avuto successivamente adeguata espressione formale e funzionale, è stato la creazione di uno spazio relazionale ad alto valore simbolico e comunicativo. Uno spazio collettivo, stimolante e vivo, generato dalla conformazione stessa dell’edificio, racchiuso ma dinamico, arricchito da una serie di episodi, che si trasforma gradualmente, in maniera fluida e senza soluzioni di continuità rilevanti – ossia senza forti cesure o diaframmi preclusivi – in una serie di ambiti via via più specializzati, all’interno dei quali avvengono i diversi processi di elaborazione e scambio dell’informazione, secondo le più recenti modalità di insegnamento e di apprendimento».

L’ambizioso progetto ha visto stanziati ben 100 milioni di euro e la sua realizzazione era inizialmente prevista per il 2015. Presentato dall’allora sindaco di Roma Gianni Alemanno come la definitiva risoluzione della questione SDO Pietralata – il  “sistema direzionale orientale”, un territorio di oltre 170 ettari che è noto alla cittadinanza per essere rimasto fermo da oltre 40 anni, ovvero da quando fu previsto nel Piano regolatore del 1965 – è in realtà diventato la seconda morte di un sogno che, a quanto pare, attende ancora la sua attualizzazione: la fermata Quintiliani della metro B era e continua ad essere uno sbocco desolato che si affaccia sul nulla.

Non è questa la sede per una disamina delle mille possibili motivazioni di un ennesimo fallimento da parte delle pubbliche amministrazioni. Dopotutto, basta usare un po’ di fantasia. Tante, come sempre, le nuove promesse per il futuro. Moltissime le aspettative, le proposte, le candidature.

Nell’attesa, potete comunque godervi la mostra dedicata al progetto ospitata dalla Facoltà di Architettura a Valle Giulia, con tanto di plastici su scala.

 

Ismaele Pugliese

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