“Dalla parte della Costituzione”: strumenti di legalità contro le mafie

“Dalla parte della Costituzione”: strumenti di legalità contro le mafie

Roma, 16 maggio 2022“Sapienza contro le mafie: dalla parte della Costituzione. Aspettando il 23 maggio”; questo il titolo dell’iniziativa di tre giorni organizzata dall’Università “Sapienza” di Roma, dedicata al tema delle mafie e alla promozione dei valori costituzionali. La giornata inaugurale, che ha avuto luogo presso il Teatro Ateneo, ha visto la partecipazione di numerose personalità del mondo della cultura, della magistratura, delle forze dell’ordine, della società civile e, in particolare, delle studentesse e degli studenti della Sapienza, che hanno costituito parte attiva nell’organizzazione del progetto.

Massimo Brutti, docente presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche della Sapienza, ha coordinato la prima parte della prima giornata. L’evento, dal titolo “L’impegno della Repubblica contro i poteri mafiosi”, ha visto la partecipazione di Antonella Polimeni, Magnifica Rettrice; di Luciana Lamorgese, ministra dell’Interno; di Lamberto Giannini, capo della Polizia e direttore generale della Pubblica sicurezza; di Teo Luzi, comandante generale dell’Arma dei Carabinieri; di Giuseppe Zafarana, comandante generale della Guardia di Finanza; di Francesco Lo Voi, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma; di Antonio Lodise, studente della Sapienza; di Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera – Associazioni; di Vittorio Rizzi, vicecapo della Polizia e direttore centrale della Polizia criminale e di Isaia Sales, storico. Anna Maria Giannini, docente di Psicologia generale e presidentessa del Corso di studio in Psicologia giuridica, forense e criminologica presso la Sapienza, ha coordinato la tavola rotonda “Donne contro la mafia”, che ha costituito la seconda parte della giornata, durante la quale sono intervenute: Maria Luisa Pellizzari, vicedirettrice generale della Pubblica sicurezza con funzioni vicarie; Elisabetta Mancini, prima dirigente della Polizia di Stato; Anna Riccardi, presidentessa della Fondazione Famiglia di Maria e Chiara Carbonara, studentessa della Sapienza.

Gli eventi del 23 maggio e del 19 luglio 1992 hanno permesso una nuova consapevolezza che ha dato origine a un’epoca nella quale la stessa società civile ha scelto di prendere parte a un movimento di ribellione votato ai principi costituzionali. Oggi, nelle scuole e nelle università, docenti e giovani si confrontano apertamente sul problema dell’intrusione delle organizzazioni criminali nel tessuto sociale ed economico; anche l’arte e la letteratura ripudiano esplicitamente la subcultura mafiosa. Luciana Lamorgese ha ricordato l’imprenditore Libero Grassi e i giornalisti Mauro de Mauro e Giancarlo Siani, morti per la Democrazia. La mafia ha ucciso anche molti agenti di polizia: durante gli attentati di Capaci e di via D’Amelio persero la vita Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. «Oggi è importante trasmettere alla nuove generazioni l’autentica sostanza del sacrificio di chi è morto per questa causa, per riaffermare i valori di queste persone che si sono battute per la libertà poiché non esiste libertà senza sicurezza» – ha affermato Lamberto Giannini; questo è possibile grazie a una sinergia investigativa tra istituzioni e a un miglioramento della capacità di fare rete.

Attualmente le mafie sono più orientate verso l’affarismo economico. Con la proposta di legge di iniziativa popolare, promossa da Libera, che ha raccolto il sostegno di più di un milione di firme, diventando poi la legge n. 109/96, sul riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie, molti miliardi sono stati rimpiegati nell’interesse della collettività. «L’Italia vanta un quadro normativo tra i più avanzati a livello internazionale» – ha dichiarato Teo Luzi. Il primo a intuire il legame tra mafia e mondo dell’economia e della finanza fu il magistrato Giovanni Falcone, all’inizio degli anni ‘80. Le indagini patrimoniali ed economico-finanziarie odierne hanno subito notevoli evoluzioni e questo è stato possibile grazie all’investimento basato su nuove tecnologie, sulla formazione del personale e sulla diffusione della cultura della legalità, elementi che permettono di far fronte ad attività criminali sempre più sviluppate, occultate attraverso schemi societari, transazioni con paesi offshore, sofisticate operazioni di bilancio e utilizzo di prestanome. «Sono stati circa tremila nell’ultimo anno gli accertamenti patrimoniali eseguiti nei confronti di ventimila soggetti. I sequestri di beni, in applicazione della normativa antimafia, ammontano a due miliardi di euro. Le confische a un miliardo e settecento milioni di euro, e sono quasi milleduecento le persone denunciate per trasferimento fraudolento di valori» – ha ricordato Giuseppe Zafarana. Le mafie sono sempre state adattive e resilienti alle trasformazioni sociali e alle grandi tragedie dell’umanità. Le nuove tecnologie sono state utilizzate dalla comunità mafiosa per l’adozione di quello che Vittorio Rizzi ha definito «il lessico digitale dell’omertà».  La dimensione sempre più globale delle mafie ha incoraggiato l’aspirazione di queste ultime a farsi impresa. «Il movimento internazionale del crimine sostituisce l’antistato, che siamo abituati a contrastare, con un sistema antistatale» – ha affermato Rizzi. Numerose difficoltà persistono, oggi, all’interno della stessa cooperazione giudiziaria internazionale, tuttavia, nel 2000 è stata approvata la Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, ricordata da Francesco Lo Voi nel suo intervento.

Il modello di mafia rurale, rappresentato dalla mafia siciliana, ha impedito, per molti anni, una presa di coscienza sulle prospettive della mafia urbana, incarnata dalla camorra napoletana, che nacque dopo la fine del feudalesimo, prima della mafia siciliana.  Isaia Sales ha ricordato che, sebbene la camorra napoletana e la ‘ndrangheta abbiano subito un’ascesa non recente tra le prime mafie nel mondo, soltanto nel 1993, grazie a Luciano Violante, il Parlamento italiano dedicò una relazione alla prima e, nel 2008, alla seconda.

Antonino Caponnetto, magistrato italiano, uscendo dall’obitorio dopo l’ultimo saluto al collega Paolo Borsellino, rivolgendosi a un giornalista, pronunciò delle parole che sarebbero rimaste impresse nella mente di tutti i testimoni di quelle tragiche giornate: «è finito tutto». Don Luigi Ciotti ha esortato i giovani a ricordare che, con quelle parole, Caponnetto si mise in gioco, in un momento in cui era pericoloso mostrare le proprie fragilità. Don Ciotti ha ricordato anche Rita Atria, giovane donna che scelse di diventare testimone di giustizia, nonostante le minacce da parte della famiglia mafiosa; profondamente legata a Paolo Borsellino, si tolse la vita a seguito della strage in Via D’Amelio. L’Associazione Libera“, nata da un’idea di Pio La Torre, politico e sindacalista italiano, costituita formalmente il 25 marzo 1995, ha ottenuto, durante il corso del tempo, risultati importanti anche grazie all’unione di associazioni, movimenti, istituzioni e cittadini; uno dei suoi scopi è quello di ottenere giustizia per le famiglie delle vittime innocenti di mafia. «Oggi l’80% delle vittime innocenti nel nostro paese non conosce la verità» – ha dichiarato Don Ciotti, sottolineando altresì l’importanza della cultura e dell’educazione, strumenti contro la violenza culturale che risiede nella mafiosità, nell’omertà e in una normalizzazione sempre più presenti nel nostro paese.

Esistono numerosi pregiudizi riguardo al ruolo delle donne nella mafia: la criminalità non è soltanto maschile. Elisabetta Mancini ha ricordato le donne vittime indirette di tali associazioni criminali; le loro storie sono state riportate nel libro Le Ribelli del Professor Nando dalla Chiesa. Esiste una forte presenza femminile anche tra coloro che combattono giornalmente contro la mafia: Maria Luisa Pellizzari ha coordinato le indagini che hanno portato all’arresto degli esecutori della strage di Capaci, alla cattura di numerosi latitanti mafiosi, tra cui Luca Bagarella, e a importanti operazioni contro la criminalità organizzata e il terrorismo. «L’emozione più grande è stata quella dell’arresto dei responsabili della strage di Capaci poiché nata da un’attività investigativa che non pensavamo ci avrebbe portato a questo» – ha sostenuto Pellizzari.

Nelle realtà territoriali più difficili c’è chi, come la presidentessa della Fondazione Famiglia di Maria, Anna Riccardi, tenta di costituire un’alternativa per tutte quelle persone che, a volte, pensano di non avere scelta, offrendo attività extrascolastiche ed educative. Nonostante le minacce di morte, Riccardi vive la difesa della bellezza come un dovere morale: «Sì, siamo quelli con un alto tasso di dispersione scolastica, siamo quelli con il più alto tasso di criminalità, ma siamo anche quelli che resistono e che non vanno via». Le donne e i ragazzi hanno bisogno di risposte, di lavoro e dignità. Il sottoproletariato al quale oggi la mafia si riferisce è quello senza lavoro né giustizia, senza percorsi di libertà.

Sapienza ha svolto numerose iniziative nel corso degli anni, anche grazie alle associazioni studentesche, come hanno ricordato gli studenti Chiara Carbonara e Antonio Lodise. Dalla collaborazione con la Fondazione Falcone è stato possibile realizzare il percorso “Cento passi verso la Legalità”, formato da undici pietre d’inciampo che sono state poste lungo il viale principale della Città universitaria per ricordare le vittime di mafia in tutto il Paese. «È necessario costruire una comunità che sia memore del passato, consapevole del presente e, per questo, preparata al futuro» – ha dichiarato la rettrice Antonella Polimeni.

 

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