Bassignano: chitarra e voce di una Italia che non c’è più

Bassignano: chitarra e voce di una Italia che non c’è più

È difficile definire la figura di Ernesto Bassignano. Descriverlo solamente come cantautore, giornalista e conduttore radiofonico non sarebbe esaustivo, così come non basterebbe un articolo per raccontare la vita di questo poliedrico artista. Politica, cultura e società che hanno caratterizzato l’Italia dagli anni ’70 in poi si intrecciano e sono il leitmotiv di un racconto autobiografico che costituisce il fulcro di “Canzoni pennelli bandiere supplì”: l’ultimo libro di Bassignano. L’autore stesso, mercoledì 17 maggio, ha curato la presentazione all’Università Sapienza del volume edito per Les Flaneurs Edizioni presso l’Aula Magna del Coris.

È stata l’esigenza di rendere parola quello che erano i ricordi di una vita votata all’arte e all’attività politica e la necessità di selezionare dal mare magnum della memoria le tappe salienti della propria esistenza, formazione e carriera artistica che hanno portato Bassignano a scrivere, tra racconti ed aneddoti, la sua vita in un libro, che pur non dichiaratamente suona come una autobiografia.

Nella Capitale, dopo la formazione in scenografia all’Accademia delle Belle Arti, lo troviamo giovanissimo già al fianco di Volontè nel Teatro Politico di Strada. Nel 1971, con gli amici Francesco De Gregori, Antonello Venditti e Giorgio Lo Cascio, si unisce al gruppo “I giovani del Folk Studio”, in cui emerge il suo notevole talento artistico come riconosciuto anche da Sergio Caputo. Mentre i suoi compagni incominciano ad affermarsi nel panorama musicale italiano Bassignano, invece, si dedica alla politica e al ruolo di dirigente assunto nel settore stampa e propaganda del Partito Comunista Italiano. Incomincia allora un periodo di intensa attività che lo portò – tra canzoni di lotta sociale, feste dell’Unità e i cinque dischi pubblicati come cantautore – ad incrociare durante la sua carriera artisti del calibro di Lucio Dalla, Rino Gaetano, Eugenio Finardi, Claudio Baglioni, passando da Alberto Moravia e Dacia Maraini per poi approdare a Vittorio Gassman, Mariangela Melato e Roberto Benigni. Al percorso artistico e politico affianca dal 1980 anche l’attività giornalistica, inizia infatti anche la carriera di intrattenitore radiofonico, conducendo molti programmi in Rai, e quella di critico musicale presso Paese Sera.

Ironia e satira sociale sono stato lo stile interpretativo con la quale ha vissuto e continua a vivere e vedere il nostro Paese e la musica, la canzone d’autore in particolare, ne è stata la colonna sonora tra “Canzoni pennelli bandiere supplì”. La voglia di dare forma ai migliori ricordi ha contribuito a rendere una raccolta personale e a volte anche intima di emozioni un libro: regalandoci così uno spaccato inedito del mondo artistico e culturale dell’Italia dagli anni ’70 in poi, il tutto dalla prospettiva privilegiata di chi, da protagonista, ne è stato parte.

      Intervista ad Ernesto Bassignano
Ildegarda Longobardi
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