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Inaugurazione dell’Anno Accademico della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici

Inaugurazione Anno Accademico Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici

In data mercoledì 17 gennaio si è tenuta, nell’Aula di Archeologia del Museo dell’Arte Classica, nella sede della Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza, l’Inaugurazione dell’anno accademico 2023-2024 della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici.

La prima a prendere la parola è stata la Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, Arianna Punzi, la quale ha ringraziato i colleghi che hanno reso possibile la realizzazione di tale evento, necessario per il potenziamento dell’esperienza di specializzazione, fiore all’occhiello per la facoltà di sua competenza.

La Preside ha poi passato la parola a Giorgio Piras, il Direttore del Dipartimento di Scienze dell’Antichità, il quale ha introdotto l’evento in sé, spiegando che questo avrebbe compreso due temi principali: il  Parco archeologico del Colosseo e il ricordo del collega Marcello Barbanera. Piras ha espresso la sua opinione riguardo l’importanza della scuola di specializzazione, sottolineando quanto sia necessario, seppur impegnativo, difendere e valorizzare tale momento di formazione avanzata, anche mediante la collaborazione con entità esterne che si occupano di archeologia antica, come nel caso dell’evento odierno.

Siete voi il motivo principe per cui oggi siamo qui a lavorare per quest’anno accademico, dò il benvenuto ai nuovi allievi che entrano a far parte di questa piccola comunità e il bentornato a coloro che già ne fanno parte”. È con tali parole di ringraziamento che ha esordito nel suo discorso la direttrice della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici Giorgia Maria Annoscia. Ha invitato tutti coloro che la ascoltavano, in particolare i giovani, a lasciarsi ispirare dai saperi con passione e gusto della conoscenza, promuovendo l’archeologia come strumento ecumenico, che ci permetta di carpire da dove veniamo e di scorgere il futuro. È con una citazione a lei estremamente cara di Armando Petrucci che chiude il suo discorso: “I libri sono creati dalle mani degli uomini e si muovono per il mondo sulle loro gambe”, augurandosi che i giovani facciano lo stesso.

Ecco che Paolo Carafa, Protettore per il Patrimonio archeologico, ha introdotto il fulcro della cerimonia, la Lectio magistralis tenuta da Alfonsina Russo, Direttrice del Parco archeologico del Colosseo. Russo ha fornito informazioni riguardanti il Parco Archeologico del Colosseo, soffermandosi in particolare sulle vocazioni del Parco stesso. La principale tra queste consiste certamente nel conservare la memoria divulgandola al pubblico, promettendosi di essere un luogo inclusivo, dialogante con le istituzioni e soprattutto che sia in grado di riannodare il legame con la città di Roma. Inoltre, il Colosseo è il parco archeologico più visitato in Italia e il secondo nel mondo, il 75 % dei visitatori sono internazionali e il 20 % italiani (tra questi sono molto scarsi i cittadini romani). Gli introiti del Parco, inoltre, sostengono il sistema di restauro nazionale e la musealizzazione, dunque c’è alla base un supporto all’intero sistema nazionale. Oltre al progetto su larga scala c’è anche l’obiettivo più specifico di rivolgersi a vari tipi di pubblico, usufruendo di strumenti di comunicazioni immediati e coinvolgenti. L’intenzione primaria del Parco stesso: la valorizzazione. È questa parola ormai quasi usurata per quanto usata ma lei ha specificato di intenderla nel suo primario significato di “messa in valore”, riferendosi al fatto che tutto il processo di cura e mantenimento dei beni archeologici e degli scavi è finalizzato alla fruizione del pubblico e alla diffusione della conoscenza. Di seguito, Russo inoltre affrontato il tema del Museo Diffuso con i suoi percorsi tematici, mediante cui i monumenti hanno l’obiettivo di raccontarsi autonomamente, con l’ausilio degli oggetti rinvenuti a cui viene concessa una nuova vita.

Ha poi preso la parola il Professore Paolo Coen, il quale ha sostenuto l’importanza dell’elemento narrativo all’interno della disciplina archeologica, trattando in particolare di racconto museale. Il professore ha affermato che quando le storie sono buone, dunque ben ideate, scritte e narrate, comunicano direttamente con la nostra sfera emotiva, con la nostra sensibilità, trasformando l’esperienza museale in un’esperienza unica e nel contempo ripetibile. È con questo solo apparente ossimoro che ha voluto intendere che, una volta resa indubbia l’importanza delle informazioni, della documentazione e dell’attendibilità scientifica (“è indispensabile che il pubblico sia nutrito intellettualmente con informazioni reali”), è anche necessario raccontare storie che arrivino dritte al cuore.

È proprio con questa intenzione di immedesimazione e dialogo costante che si basa il suo progetto “Giovani archeologhe e archeologi raccontano il Museo. Narrazioni del Parco archeologico del Colosseo, tra filologia, didattica e comunicazione”.

L’evento è proseguito proprio con una breve ma efficace presentazione di alcuni dei progetti dei giovani allievi del professore Carafa, i quali hanno riportato percorsi allestiti e organizzati all’interno del Parco stesso.

In conclusione il toccante discorso di Annalisa Polosa in ricordo del collega Marcello Barbanera, “era sempre preoccupato di cercare opportunità per proseguire l’attività di ricerca, si è sempre speso per la crescita degli allievi. Era uno studioso eclettico e curioso, avente un sapere che spaziava in tutte le arti con un approccio mai banale”.

Infine i saluti della Preside Arianna Punzi.

Intervista ad Alfonsina Russo, Direttrice del Parco Archeologico del Colosseo

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Intervista a Giorgia Maria Annoscia, Direttrice della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici

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