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51° rapporto Censis: la presentazione al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro

      Intervista a Massimiliano Valerii

Venerdi 1° dicembre è stato presentato al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro il 51° rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Sono intervenuti nel corso della presentazione il segretario generale del Censis Giuseppe De Rita, il direttore generale Massimiliano Valerii e il presidente del Cnel  Tiziano Treu.

Ad introdurre la conferenza è stato il Presidente Treu, che si è fermato a lungo su quanto questo rapporto sia importante al fine di fotografare in maniera quanto più precisa possibile la situazione italiana. Gli indicatori usati, infatti, per l’indagine Censis rappresentano non solo una chiave di lettura per quanto riguarda la situazione odierna, ma anche una linea guida interessante entro la quale impostare le politiche future. Treu ha inoltre messo in evidenza le problematicità della situazione italiana, con particolare attenzione alla situazione giovanile e alla necessità di dare risposte e aiuto ai cittadini in relazione ai nuovi bisogni che essi avvertono. La crescita, seppur presente, ha dimensioni diverse legate alla geopolitica: il problema del  gap economico vissuto in primis dal Nord e dal Sud si avverte in maniera più localizzata nelle città, tra le famiglie e tra imprese.

Questo argomento è stato, inoltre, trattato da Massimilano Valerii, il quale ha fornito numerosi dati che se da un lato sono confortanti, come quello del Pil che è cresciuto dell’1,7%, o quello della produzione industriale che sale di circa il 4%, dall’altro lato a preoccupare è la situazione giovanile. La fotografia consegnataci dal rapporto Censis e analizzata dal dott. Valerii mette in luce una diminuzione preoccupante della popolazione giovanile che diventa così una piazza poco interessante per gli interventi del Governo. La società sta certamente cambiando e la causa è spesso la tecnologia, ma se da un lato il grande impatto tecnologico ha messo in crisi gli antichi valori su cui la società finora si era basata, mettendo in primo piano la necessità di ricreare l’immaginario collettivo (il desiderio e l’ambizione di un buon lavoro e di una casa di proprietà passano in secondo piano per i giovani rispetto all’ultimo modello di smartphone, la presenza sui social network o l’acquisto di una automobile), dall’altro questa è in grado di creare nuovi scenari e nuove opportunità di lavoro non esistenti in passato.  Dunque, se a preoccupare è la situazione giovanile, a confortare è il fatto che l’Italia stia lentamente risalendo: turismo, esportazioni del made in Italy nella moda, nel design e nei prodotti alimentari, insieme alla produzione manifatturiera sono i principali fattori di sviluppo. Infine, egli conferma che il 78% degli italiani è soddisfatto della propria vita.

A chiudere l’incontro è stato il segretario generale del Censis De Rita, che ha impostato il proprio discorso su quanto è stato fatto e quanto ancora ci sia da fare per migliorare la situazione italiana. «La nostra società – afferma – si è mossa lungo linee meridiane incapaci di comunicare tra loro. Questa mancata intermediazione ha così favorito l’individualismo». Quella analizzata da De Rita è una società che ha perso la solidarietà e l’empatia, che guarda al disagio dell’altro con compassione ma con un crescente senso di indifferenza preferendo distogliere lo sguardo anziché agire nell’immediato. La critica è rivolta alle varie legislature che si sono succedute negli anni e che hanno promesso riforme su riforme, come quelle del sistema educativo, mai realmente realizzate.  «La crescita c’è – conferma -, ma non mi sento di parlare di un nuovo inizio quanto di un capitolo conclusivo di un vecchio ciclo. Bisogna continuare a crescere dando importanza a riforme in campo tecnologico e territoriale». Il segretario generale non ha risparmiato commenti nei confronti delle università italiane che, forse spinte da una sorta di competizione interna al territorio nazionale e non, si stanno muovendo in un’ottica di miglioramento al fine di offrire ai propri studenti piani di studio sempre più specializzati all’altezza delle loro ambizioni.

Quella fotografata dal Censis è quindi una Italia più piccola in popolazione, ma che sta crescendo in esportazione, produzione industriale e specializzazione. E mentre la classe media di coloro che hanno vissuto gli anni del boom economico teme di perdere il proprio status e cova un sentimento di rancore nei confronti del prossimo (italiano o immigrato che sia), i giovani specializzati tendono sempre più a lasciare l’Italia abbassando la qualità culturale del nostro Paese. La crisi sembra ad un passo dall’essere acqua passata, nel frattempo, come affermato ai nostri microfoni dal dottor Valerii, il bisogno primario della nostra nazione è il ripopolamento.

Federica Girolami e Giulia Vaccaro