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Violenza contro le donne: una giornata in memoria di Ilaria Sula

 

La Magnifica Rettrice, Antonella Polimeni, il 23 giugno,  ha aperto l’incontro ricordando così Ilaria Sula, nostra collega e studentessa: «A Ilaria piaceva tanto stare in Università e noi faremo in modo che il suo passaggio alla Sapienza non sia stato solo un segmento, ma un’importante testimonianza contro i femminicidi» – ha sottolineato – «la rabbia, deve essere una “rabbia sana”, un’energia che chiede il miglioramento dei servizi e che, quando li ottiene, li promuove, li difende e li fa crescere». Queste le parole della Rettrice, di fronte agli studenti e ai familiari della vittima.

 

Una magnolia, un monito

In occasione dell’evento è stata piantata una magnolia, in memoria di Ilaria Sula. Non un gesto qualsiasi, ma un simbolo potente: la magnolia, infatti, rappresenta forza, dignità e perseveranza femminile. È un fiore antico, resistente, che fiorisce anche nei contesti più duri, come quelli che stiamo affrontando. La magnolia, che porta il suo nome, rappresenta un momento collettivo di memoria, consapevolezza e, soprattutto, di responsabilità.

Una responsabilità sociale

Alessia D’Innocenzo, responsabile dell’Area prevenzione di Differenza Donna, ha ribadito che la violenza maschile sulle donne deve essere riconosciuta e nominata, senza attenuanti. Nell’autunno 2024 si è conclusa una ricerca nazionale, Giovani voci per la quale ha mostrato dati allarmanti: un adolescente su tre crede che la gelosia sia una forma d’amore. Come ha ricordato la stessa Rettrice, le radici della violenza sono profonde, da quando esiste l’umanità stessa. Anna Maria Giannini, delegata alle Politiche per le pari opportunità, ha offerto una riflessione potente: «Siamo nel futuro tecnologico, ma ancora all’età della pietra nei sentimenti». Il femminicidio è l’ultima forma della violenza, quella che toglie la vita. Prima ci sono segnali invisibili, parole negate e affetti manipolati. La violenza è radicata e normalizzata, tanto che spesso non la si riconosce. Per prevenirla servono reti sociali, educazione e un impegno collettivo che parta dalle scuole e si estenda ai centri antiviolenza, è un responsabilità sociale.

Impegno collettivo

C’è un progetto, coordinato dalla Sapienza, “La cassetta degli attrezzi“. Il progetto mira mira a formare gli studenti sulla violenza di genere e dinamiche affettive con un approccio multidisciplinare, tra sociologia, psicologia, diritto e medicina, per affrontare il fenomeno su più livelli. Tra le altre iniziative, Eleonora Tolu, del CAV Sapienza – Telefono Rosa, ha raccontato l’importanza delle case rifugio, luoghi in cui le vittime – donne e bambini – ritrovano accoglienza e possibilità di rimessa al mondo. I bambini, sono anch’essi vittime, che spesso cercano di fare da “cuscinetto”. Il tempo, l’ascolto e la cura sono la base  e gli obiettivi delle case rifugio. Federica Scrollini (BeFree) ha concluso con una verità lacerante: «La vergogna è amica della paura». Il codice rosa, l’intervento tempestivo, la prevenzione e il linguaggio, quello che usiamo in famiglia, sono le basi da cui partire per cambiare e migliorare la nostra società, scardinando la violenza che si è così tanto radicata. Non dobbiamo più dare la possibilità alla violenza di radicarsi.

Articolo a cura di Alessandra Marino

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