Il 24 marzo, presso il Dipartimento di Scienze Politiche della Sapienza, si è tenuto un altro incontro relativo ai Dialoghi sull’Europa, che ha visto la partecipazione di giovani studenti e membri della Gioventù Federalista Europea (GFE). Giacomo Brunelli, co-responsabile dell’Ufficio del Dibattito della GFE, ha parlato della nascita del movimento, 1951, evolutosi dal Movimento Federalista Europeo, fondato nel 1943 da un gruppo di intellettuali che condividevano gli ideali del Manifesto di Ventotene.
«La GFE non è un movimento politico in senso stretto», ha spiegato Giacomo Brunelli, «poiché opera su due livelli: da un lato dialoga con la classe politica, dall’altro collabora con associazioni civili per diffondere una cultura federalista». Il Manifesto di Ventotene, redatto da Altiero Spinelli durante la sua prigionia, iniziò a circolare nel 1944 con una prefazione di Eugenio Colorni. Tuttavia, hanno avuto grande rilievo due figure di donne straordinarie, militanti antifasciste, che hanno contribuito alla diffusione del manifesto e che è giusto ricordare: Ursula Hirschmann e Ada Rossi. Il loro ruolo non fu secondario né marginale: la storia l’hanno sempre fatta anche le donne, eppure i loro nomi rimangono spesso nell’ombra. Non è un caso che la stessa Ursula diceva: «questa società che ai maschi pone una serie di sfide per mettere alla prova le loro capacità, alla donna pone tutta una serie di tentazioni per metter fuori gioco le proprie».

Ursula Hirschmann, incontra e sposa, da giovanissima, Eugenio Colorni. Lei e Ada hanno avuto un ruolo cruciale per la diffusione del Manifesto: Ursula riuscì a fuggire da Ventotene portando con sé il testo del Manifesto e consentendone la diffusione in tutta Italia; non solo lo diffuse, ma contribuì anche alla fondazione del Movimento Federalista Europeo.
Ursula credeva in un’Europa capace di abbattere ogni forma di nazionalismo, d’altronde, come ci ha ricordato durante l’incontro Diletta Alese, presidente del Movimento Federalista Europeo Lazio: «la nazionalità è una costruzione sociale e culturale, ognuno deve riconoscere la contraddizione da cui parte, perché non è vero che siamo tutti uguali, ma possiamo perseguire una stessa lotta insieme per farci riconoscere i nostri diritti».
Dunque, come possiamo esprimere la nostra “cittadinanza globale”? Per troppo tempo non ci siamo impegnati per un progetto politico europeo perché lo abbiamo sempre assimilato alle istituzioni. Bisogna fare, dunque, un progetto politico di cui dobbiamo riappropriarci. Oggi, purtroppo, il Manifesto di Ventotene è stato politicamente strumentalizzato, ma il suo messaggio rimane chiaro e universale: «la linea di divisione tra partiti progressisti e reazionari cade oggi non più lungo l’ordinaria linea più o meno accentuata di demarcazione tra sinistra e destra, ma lungo una nuova linea, che separa coloro che concepiscono come scopo essenziale della lotta la vecchia concezione della sovranità nazionale assoluta, e coloro che vedono nel conseguimento della federazione europea la nuova meta da raggiungere». (Estratto dal Manifesto di Ventotene)
Spesso, l’Europa viene percepita esclusivamente come un’istituzione burocratica, quando dovrebbe essere un progetto politico che appartiene a tutti i cittadini. «E se i nazionalismi», sono molto organizzati, ha continuato Diletta Alese, noi dovremmo organizzarci altrettanto proponendo un’alternativa reale e funzionale».
Per concludere, esistono delle scelte che possiamo e dobbiamo fare per avere un futuro democratico, ma soprattutto libero, divenendo cittadini del mondo intero.
Articolo a cura di Alessandra Marino
