Tre uomini bussano alla porta di casa Verbano, in via Monte Bianco nel quartiere Montesacro. È l’ora di pranzo e non sono previsti ospiti quel 22 febbraio del 1980. Carla e Sardo corrono ad aprire. Dicono di essere amici di Valerio, l’unico figlio della coppia. Ma il giovane deve ancora tornare da scuola. Per questo i genitori li fanno accomodare, ma è una trappola. La madre e il padre del diciottenne vengono aggrediti e legati sul letto della loro camera. Carla prega che il figlio subisca un piccolo incidente, qualsiasi cosa purché ritardi il suo ritorno. Ma Valerio arriva e viene assalito da quegli sconosciuti.
Poi, all’improvviso, si sente uno sparo. Il ragazzo, probabilmente nel vano tentativo di scappare attraverso il balcone, viene colpito da un proiettile che gli perfora l’intestino. Si accascia sul divano e inizia a perdere sangue dalla bocca. I tre fuggono lasciando maldestramente tracce della loro visita, come il passamontagna e persino un collare per cani. La corsa in ospedale è inutile, perché Valerio muore durante il tragitto solo tre giorni prima del suo diciannovesimo compleanno. Ma chi avrebbe mai voluto la sua morte?
Il giovane era un militante di estrema sinistra, molto conosciuto nell’ambiente per il suo impegno politico. Aderisce al Comitato di lotta Valmelaina e un giorno si farà persino arrestare, colto sul fatto mentre cerca di fabbricare bottiglie Molotov. Ma era anche un adolescente, come tanti altri, con la passione per le arti marziali, i Beatles e la Roma. Immaginate, infatti, la sua cameretta. Qualche poster affisso alla parete, i libri di scuola.
Ma un giorno le forze dell’ordine perquisiscono la stanza, trovando una pistola e un dossier con i nomi e i cognomi di diversi estremisti di destra. Forse Valerio temeva per la sua vita a causa della sua inchiesta? Nessuno lo saprà mai, perché già la sera dell’omicidio iniziano le prime rivendicazioni da ambe le fazioni. E nessuno saprà mai nemmeno il posto in cui si troverebbe il famoso dossier, misteriosamente scomparso. Il giudice Mario Amato, che ha avuto tra le mani quelle pagine, viene freddato mentre attende l’autobus alla fermata di viale Jonio, a pochi passi dalla casa di Valerio. Ad essere identificati sono stati terroristi neofascisti del Nar che – secondo alcune indiscrezioni – avrebbero festeggiato con ostriche e champagne.
Ogni anno il Municipio III ricorda quel giovane militante a cui sono state intitolate strade, scuole e anche una palestra al Tufello. Fiumi di giovanissimi che si riversano per strada, dandosi appuntamento in quell’appartamento. Carla e Sardo sono morti, ma prima che Carla se ne andasse dichiarò alle telecamere di Chi l’ha visto? Un appello rivolto agli assassini del figlio: “Bussate ancora alla mia porta, vi aspetto”.
