Mercoledì 1 aprile, presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, si è tenuto l’incontro con Dario Salvatori, saggista, critico musicale e responsabile artistico del patrimonio sonoro della Rai, e Chiara Chialli, mezzosoprano e professoressa al Conservatorio Morlacchi di Perugia. La lezione-evento nasce dall’incontro tra due figure di spicco nel mondo musicale italiano, invitate a dialogare con gli studenti di comunicazione, e non solo, in un’ottica interdisciplinare: da un lato la critica, la storia della musica leggera e il giornalismo musicale; dall’altro la pratica del canto lirico e della voce.
La prof.ssa Mihaela Gavrila, insieme al prof. Christian Ruggiero e al prof. Marco Lombardi — rispettivamente delle cattedre di Entertainment and Television Studies, Contenuti e mercati della radiofonia e Cultural and Lifestyle Journalism — introducono l’incontro ringraziando i due ospiti per aver portato agli studenti una testimonianza sulla musica italiana e sull’evoluzione storica del bel canto. Viene richiamata, a tal proposito, la teoria degli uses and gratifications, aggiornata a una prospettiva contemporanea che parla di usi e relazioni: la musica, infatti, non è più fruita passivamente, ma costruisce relazioni e forme di simbiosi tra chi produce e chi ascolta. Si crea così un legame tra il testo musicale, il compositore e il pubblico.
Nella prima parte dell’evento si è parlato della tecnica del canto come patrimonio secolare italiano. Questa affonda le sue radici nella fine del Cinquecento e si tramanda attraverso una tradizione prevalentemente orale. È il risultato di anni di studio sistematico che trasforma le corde vocali in un vero e proprio strumento musicale. “Un bambino che studia musica capisce subito che non tutto è dovuto e che non tutto è immediato: deve fare sacrifici, studiare, lavorare tanto prima di arrivare a un risultato.” — Chiara Chialli
Chiara Chialli spiega quale sia il principio fondamentale per una corretta gestione delle risonanze interne: il cantante lirico non deve “sentire” le corde vocali, ma lasciare che il suono si amplifichi attraverso le risonanze dei seni facciali, mascellari e sfenoidali. “Un cantante lirico che si esibisce all’Arena di Verona non fatica quanto un cantante di musica leggera che fa una sola canzone. Il cantante pop rischia di rompere le vene, il lirico no: è la fisica degli armonici a portare la voce.” — Chiara Chialli. Il percorso artistico di un cantante lirico è basato soprattutto sulla disciplina, condizione necessaria per sviluppare poi la creatività.
Durante la lezione è stato affrontato anche un problema attuale: quello delle voci dei ragazzi, spesso già “danneggiate” o compromesse, a causa dell’imitazione di cantanti pop e trap che stonano o utilizzano voci graffiate per rendere il suono più “vissuto”. I neuroni specchio portano così i giovani a imitare non la qualità tecnica del canto, ma difetti e forzature. Tra spiegazioni e critiche verso le canzoni “rumorose” contemporanee, la professoressa Chialli esegue diverse laudi, dimostrando la morbidezza e la proiezione della voce senza amplificazione.
Nella seconda parte della lezione si dà spazio alla critica musicale. Dario Salvatori racconta come, nei grandi quotidiani italiani del passato — come Il Messaggero — la critica culturale fosse affidata a firme autorevoli. Oggi questa figura è quasi scomparsa, per diverse ragioni strutturali: il modello economico dei giornali è mutato e la critica “di mestiere” è stata sostituita da un più generale chiacchiericcio.
“Prima la recensione esisteva perché doveva raggiungere il pubblico che pagava il giornale per avere un servizio. Adesso questo modello è crollato. E stroncare un disco subito è diventato un rischio che nessuno vuole correre.” — Dario Salvatori
Il mercato discografico mondiale oggi è nelle mani di tre major: Universal, Sony e Warner, che controllano in larga parte l’accesso alla visibilità, dalle playlist alle riviste. Una delle distorsioni più evidenti è la moltiplicazione dei coautori nelle canzoni: se un tempo bastavano autore e compositore, oggi alcuni brani arrivano ad avere fino a otto firme, spesso legate a dinamiche di produzione e distribuzione delle royalties. Si è parlato anche dell’ultima edizione del Festival di Sanremo, analizzato come espressione dell’evoluzione dell’industria musicale: da evento guidato da direttori artistici di grande competenza a spazio sempre più orientato alla visibilità commerciale e all’autopromozione . Il messaggio finale rivolto agli studenti è un invito esplicito a personalizzare il proprio lavoro intellettuale e comunicativo, ma solo dopo aver fatto proprie le teorie e le regole della disciplina studiata. Chiara Chialli invita a riscoprire la bellezza della cultura musicale classica e a studiare con rigore prima di potersi esprimere: “la competenza non è un ostacolo alla creatività, è la sua condizione“.
