Quando si pronuncia il nome di Tredici Pietro, la prima reazione di molti è quasi automatica: “Ah, il figlio di Gianni Morandi”. In Italia la categoria del “figlio d’arte” è sempre sospesa tra due giudizi opposti: raccomandazione o destino inevitabile.
Ed è così che Pietro Morandi, in questi giorni, si trova davanti alla sfida più grande, il palco dell’Ariston. Tutto questo all’inizio può sembrare l’ennesimo caso di corsia preferenziale, soprattutto in un Paese dove i cognomi pesano come macigni e dove il sospetto scatta prima ancora dell’ascolto. Ma basta entrare davvero nella sua musica – soprattutto quella più recente – per capire che la lettura “raccomandato da papà” è troppo facile, e soprattutto troppo pigra. Il suo ultimo album, infatti, fa intendere che la sua identità artistica non è una copia sbiadita del padre, bensì un tentativo, a tratti fragile ma sincero, di costruire qualcosa di nettamente diverso. Dove Morandi rappresenta la tradizione pop italiana più luminosa e rassicurante, Tredici Pietro abita un territorio più urbano, fatto di sonorità contemporanee, malinconie generazionali e parole che cercano il presente senza bisogno di ammiccare al passato glorioso del padre.
Pietro è uno di quei casi in cui, in realtà, il cognome diventa più un peso, che una spinta; tutto ciò poi è amplificato dalle alte aspettative che ricadono su di lui, che con il suo ultimo album ” NON GUARDARE GIU’ “, è riuscito finalmente ad emergere, grazie a brani viralissimi sulle varie piattaforme come “LikethisLikethat” , e a feat cuciti alla perfezione per il suo concept artistico (ndr. Psicologi e Lil Busso insieme sulla traccia “Tempesta”).
In questo senso Tredici Pietro arriva a Sanremo da underdog, quasi in silenzio, con la voglia di essere giudicato per quello che canta e non per il cognome che porta. Non è il favorito, non è il personaggio mediatico perfetto, e forse proprio per questo è uno su cui puntare: perché Sanremo, quando funziona, premia chi riesce a sorprendere (basti pensare al caso di Lucio Corsi).
Puntare su di lui sì, ma non al FantaSanremo: il bolognese ha dichiarato apertamente di non interessarsene affatto, perché – come ha spiegato – è arrivato nella città del Festival per competere davvero. Una frase che racconta una fame autentica, rara in un contesto dove spesso conta più la viralità della musica.
