Il teatro è il luogo del gioco e, per questo, è necessario farlo con serietà. All’interno dei confini sicuri del palcoscenico, l’attore gioca a farsi altro da sé, sfidando se stesso e il pubblico. Questo è reso possibile dal qui ed ora del teatro che si nutre del rischioso incontro con l’altro.
Cosa succede, però, quando l’imprevedibilità del contatto umano si contamina con la prevedibilità della macchina?
Nello spettacolo Trash Test, in scena al Teatro Basilica dal 29 al 31 gennaio, Andrea Cosentino testa il funzionamento dell’intelligenza artificiale giocando, al tempo stesso, con il pubblico e con ChatGPT. Le logiche della finzione scenica e quelle della macchina si ibridano, dando vita ad uno spettacolo in cui l’assenza di corporeità della macchina diviene il motore del corpo in scena.
Andrea Cosentino trasforma in spettacolo il mainstream dell’AI che crea frasi rassicuranti, accondiscendenti, continuamente uguali a se stesse pur nella loro diversità, figlie di un processo che combina le parole secondo un principio di probabilità. Lo spettacolo di Cosentino accoglie, così, l’uguale nel luogo dell’irripetibile, l’assenza di rischio in un luogo che, per sua natura, pretende di essere pericoloso, il che tradotto vuol dire c’è un gioco tra il contrasto e la prevedibilità dell’AI rispetto all’imprevedibilità del teatro, mostrando come qualcosa di “piatto” e rassicurante venga inserito in un luogo che dovrebbe essere l’opposto.
L’attore rende, idealmente, l’AI coautrice dello spettacolo chiedendole, insieme agli spettatori, di creare scene, dialoghi e trame sempre nuovi. Cosentino si pone, nei confronti dell’intelligenza artificiale, come un bambino davanti ad un giocattolo nuovo: smonta i pezzi, li capovolge, li usa in modi inediti al fine di comprenderne le potenzialità. Non dà risposte ma, piuttosto, si serve dell’azione per porre domande. La riflessione è qui affidata allo stare in scena dell’attore piuttosto che al testo. Quest’ultimo, infatti, si presenta come sacrificabile, in quanto creato appositamente per essere distrutto, martoriato e deriso. Laddove è stato già detto tutto il dicibile, il corpo recupera la sua centralità: il grottesco della vita, il dissenso, la caduta scomposta diventano il nutrimento necessario per l’arte.
Qual è il futuro dell’autorialità davanti all’ingerenza della macchina nel processo creativo? C’è futuro per l’autorialità?
Sebbene l’AI si presenti, sempre di più, come una minaccia inevitabile per i lavoratori dello spettacolo, in Trash Test mostra il suo vero volto: lo specchio, più o meno deforme, di ciò con cui la alimentiamo. Nonostante i nostri tentativi di umanizzare la macchina, essa non pensa, non prova sentimenti, non crea conflitto ma, piuttosto, risponde alle logiche della cultura dominante. È in questo che potrebbe risiedere la salvezza dell’arte: nella ferita, nella complessità che rifiuta la convenzione per salvaguardare il pensiero, negli errori tipici dell’essere umano.
