La potenza di una voce che invita a riflettere a distanza di 63 anni. Mercoledì, 2 Aprile 2025, si è tenuto il seminario “Ascoltare Ernesto De Martino. Dal nastro magnetico con la commemorazione di Raffaele Pettazzoni” organizzato dal Dipartimento di Storia Antropologia, Religione, Arte, Spettacolo (SARAS) de La Sapienza in collaborazione con l’Associazione Internazionale Ernesto De Martino.
Un viaggio tra passato e presente indirizzato alla scoperta del punto di vista di un grande storico delle religioni, Ernesto De Martino, attraverso l’ascolto attento di un suo discorso pronunciato nel 1962 in memoria del caro maestro e collega, Raffaele Pettazzoni, scomparso tre anni prima.
Un racconto orale, frutto della compenetrazione del registro emotivo con quello scientifico, in cui lo studioso si immerge nel vivo di diversi nuclei tematici che lo conducono a porsi vari interrogativi, anche, sul lascito scientifico, intellettuale, civile del fondatore della storia delle religioni.
L’incontro è stato introdotto dal ritratto personale tracciato dal professore Antonello Ricci, che ha riservato particolare attenzione alla descrizione della forte connessione che esiste tra voce e corpo che, nella mente del pubblico, prende forma grazie al contatto con la proiezione acustica che racconta, seppur in parte, di De Martino.
«Ascoltare la registrazione della voce di De Martino – racconta il professore Antonello Ricci –non è un’esperienza restrittivamente uditiva, ma è un’esperienza totale, multisensoriale. La voce ci tocca, ci fa vedere il corpo d’azione ed è integralmente corporea di chi la produce e di chi l’ascolta. Nel caso di De Martino, si tratta di una voce storicamente collocata poiché la voce pubblica, così come quella non pubblica, risente dei periodi storici e delle epoche culturali. Sentiremo una voce dai passaggi enfatici e, secondo un modello comunicativo proprio di quell’epoca, retorici. Una voce molto modulata e sicura che ci lascia intendere l’appartenenza ad una personalità abituata a parlare in pubblico»
Nel silenzio dell’aula Chabod rimbombano le parole, sempre attuali, di De Martino che hanno azionato l’interruttore del confronto attivo e della viva riflessione tra i presenti. Uno scambio ricco di spunti coordinato dal professore Antonio Fanelli che ha visto la partecipazione di Laura Faranda, professoressa di Antropologia, e Alessandro Saggioro, direttore del SARAS, per poi concludere con l’intervento finale di Marcello Massenzio, maggiore studioso del protagonista del seminario.

Per gli studenti del SARAS, leggere e avere il privilegio di ascoltare De Martino significa interfacciarsi con le maggiori questioni dibattute sia in tempi remoti che più recenti. La commemorazione di Petrazzoni si fonda su un problema, quello di capire qual è la religione dell’uomo e il posto che essa occupa nella storia dell’umanità. Partendo dalla lettura della religione di Petrazzoni, intesa come forza spirituale in grado di orientare l’azione degli uomini nella storia, De Martino si orienta, all’interno di questo scenario, verso una visione della religione considerata come fuga, necessaria e transitoria, dalla storia.
«Una fuga dalla storia –afferma il prof. Antonio Fanelli ai nostri microfoni– significa appunto l’irrazionalismo, ma la fuga dalla storia può essere un momento di transizione accompagnato da tecniche rituali che servono e aiutano i gruppi umani ad affrontare la crisi della presenza, che è il grande concetto che De Martino dalla filosofia applica alla religione e all’etnologia. La crisi della presenza, la crisi dell’Occidente sono temi purtroppo di grande attualità».
Articolo di Elisa Caruso
