Come si sceglie la persona con cui passare il resto della propria vita? Per essere felici, bisogna trovare qualcuno che risponda a dei criteri di similarità oppure di differenza rispetto alla nostra storia? L’amore è uno spazio complesso da abitare: ti pone di fronte a te stesso e ti chiede di scegliere una vita tra le molteplici possibili. Cosa succederebbe, però, se scegliere qualcuno con cui vivere fosse l’unico modo per non morire?
Tali domande sono centrali in The Lobster, diretto dal regista Yorgos Lanthimos, il cui ultimo film Bugonia è attualmente candidato agli Oscar. Con San Valentino alle porte, il film si presenta come l’occasione perfetta per interrogarsi sull’amore. Il protagonista, David (Colin Farrell), accompagna lo spettatore alla scoperta di un futuro distopico, in cui i single sono considerati fuorilegge. All’inizio del film, David viene portato in un hotel, dove scopriamo che alle persone che non hanno una relazione sentimentale, i cosiddetti “solitari”, è concesso un tempo prestabilito per trovare un partner. Chi non ci riesce viene trasformato in un animale. L’essere single pone le persone al di là delle norme della società: questo rende le loro vite sacrificabili. Per ottenere più tempo per formare una coppia, i solitari devono uccidere i propri simili durante le battute di caccia: impegnati a non diventare animali, mostrano il loro volto più bestiale.
Cosa si è disposti a fare per non soccombere? Laddove il requisito necessario per formare una coppia è essere perfettamente compatibili, le persone sono chiamate a scegliere tra fingersi ciò che non si è o rinunciare alla propria umanità. L’unica soluzione sembra, così, la fuga. Ben presto, però, David e lo spettatore capiranno che, in una società così composta, non c’è possibilità di equilibrio. La realtà dell’albergo si scontra con quella della foresta in cui si rifugiano i solitari: due mondi agli antipodi eppure simili nella loro tirannia. Quella rappresentata è una società feroce, in cui l’uomo può sopravvivere solo adeguandosi alle logiche del gruppo di appartenenza. L’amore e l’assenza di esso vengono rappresentati, così, come una trappola ugualmente spaventosa.
Le immagini, volutamente disturbanti, interrogano lo spettatore sul proprio rapporto con l’amore. Cosa vuol dire, per chi guarda, essere in relazione con qualcuno? Quando l’amore è autentico e quando, invece, è solo un modo per anestetizzare la sofferenza provocata dalla propria solitudine? In una società che considera minaccioso tutto ciò che presenta caratteri di alterità rispetto al pensiero dominante, scegliere ciò che si desidera per sé si presenta come il più importante atto di coraggio.
