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Teatro Vascello. L’Antigone allegoria della resistenza al potere

Il mito dell’Antigone di Sofocle ci racconta una storia di coraggio: la giovane ragazza greca sfidò il potere del re di Tebe affinchè potesse dare una degna sepoltura a suo fratello Polinice, considerato un traditore della patria. Antigone segue la legge divina, la legge morale e si oppone a quella umana dettata dal re Creonte per un volere politico. La fierezza di sostenere le proprie convinzioni e di morire pur di mantenere i nobili ideali ispira diverse opere nel 20° secolo, uno tra questi è Jean Anouilh, drammaturgo francese, che esattamente nel 1941 scrisse la sua Antigone, poi debuttata nel 1944.

 

Il suo adattamento è scritto nella Francia occupata dal nazismo. Il mito si declina così in una potente metafora della resistenza contro l’autorità, restituendo ancora una volta la duplice faccia della medaglia tra potere e coscienza morale. L’Antigone rimane così una figura ancora attuale e contemporanea, simbolo di ribellione e di fierezza per una nobile causa. Per Jean Anouilh, l’Antigone diventa la Francia che resiste, che con fierezza dice no al potere, all’oppressione.

In questo periodo attuale segnato dalle guerre – anche come strumento di dominio e ridefinizione dei confini – L’Antigone che riporta in teatro Roberto Latini è un altro modo per parlare della sofferenza, di una voce inascoltata che urla davanti al cielo.

Come afferma il regista “Antigone è nel destino del Teatro di ogni tempo. È uno dei modelli archetipici che ci accompagnano a prescindere dalla nostra storia, cultura, religione, visione”.

Si riportano in scena quelle contrapposizioni ineluttabili nel tempo: la legge del tempo o la morale e la coscienza? Essere umani e pensare al prossimo o seguire cecamente delle norme? Quale è più degna e giusta da seguire? Il nodo centrale è scegliere tra ragione politica e principio etico.

Antigone può diventare di nuovo il simbolo dimenticato di una delle prime a ribellarsi alle istituzioni, può rappresentare i disobbedienti, gli studenti in piazza, un popolo che reclama il diritto di esistere, mentre Creonte la stabilità, la legge, il raziocinio.

 

Gregorio Zula alla scenografia costruisce un palcoscenico semplice ma di impatto, attraverso un gioco di specchi si enfatizza la contrapposizione tra i due personaggi principali: Antigone e Creonte.

L’originaria tragedia di Sofocle – rivisitata da Jean Anouilh – sarà interpretata, quindi, da Roberto Latini nel ruolo dell’Antigone, accompagnato da attori prestigiosi come Silvia Battaglio (Ismene e il Messaggero), Ilaria Drago (Emone e le Guardie), Manuela Kustermann (la Nutrice e il Coro) e Francesca Mazza (Creonte). La durata dello spettacolo sarà di circa 1h 40 min.

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