Il 17 novembre ha appena visto la celebrazione della Giornata Internazionale degli Studenti, una ricorrenza nata nel 1939, quando l’occupazione nazista dell’Università di Praga portò all’arresto di centinaia di studenti e all’esecuzione di alcuni di loro, colpevoli solo di aver protestato contro il regime.
Da quel momento, questa data è diventata il simbolo globale della lotta per il diritto allo studio. E proprio mentre ricordiamo quanto sia costato difendere il diritto allo studio, sorge una domanda attuale e concreta: quanto è accessibile oggi studiare, soprattutto per chi è costretto a vivere fuori sede?
Le cifre mostrano infatti che l’accesso all’università sta diventando sempre più una questione economica. Secondo un’ analisi di Skuola.net anche restando nella propria città gli studenti devono affrontare costi che possono arrivare a sfiorare i 9.000 euro l’anno; il divario però diventa ancora più importante quando si osserva la condizione dei fuorisede, nel Centro Italia e in modo emblematico a Roma, una delle città universitarie più costose del paese, con una stima di circa 17.343 euro per coprire affitto, vitto, servizi, libri e mobilità. Una delle voci più problematiche è quella dell’alloggio: il prezzo di una stanza singola nella capitale continua a crescere in maniera costante, aumentando di circa il 9% ogni anno. Questo incremento, sommato all’aumento generale del costo della vita, rende per molti giovani il tutto estremamente difficile da sostenere.
E a complicare ulteriormente il quadro c’è la scarsità reale di stanze disponibili: a Roma trovare un alloggio è spesso una corsa contro il tempo, con offerte limitate e richieste altissime. Non è raro, infatti, che alcuni studenti inizino l’Università in ritardo o perfino rinuncino a trasferirsi proprio perché non riescono a trovare alloggio.
Per far fronte a tutte queste difficoltà, il Ministero dell’Università e della Ricerca ha deliberato un aumento degli importi delle borse di circa il 5,4%. Questa azione rappresenta un vero e proprio passo verso la direzione giusta, ma ancora non permette di coprire tutte le spese a cui uno studente deve far fronte.
Si aggiunge poi un elemento che merita attenzione: in alcune graduatorie, l’ordine di pagamento non dipende soltanto dalla condizione economica, ma anche dal rendimento universitario. Un meccanismo che, pur riconoscendo il merito, può generare qualche incoerenza rispetto allo spirito originario del diritto allo studio, finendo talvolta per ritardare il sostegno proprio a chi ne avrebbe bisogno subito e non dopo uno o più scorrimenti.
Chiudiamo quindi dicendo che garantire davvero il diritto allo studio significa non solo celebrare questa giornata, ma intervenire concretamente sulle condizioni di vita degli studenti. Solo così potrà diventare un’ opportunità reale e accessibile per tutti
