Negli ultimi mesi Sora2, il nuovo modello di intelligenza artificiale di OpenAI che genera video e audio partendo da descrizioni testuali, ha catturato l’attenzione di creator e appassionati di tecnologia di tutto il mondo per il suo iperrealismo visivo. Si tratta di video OpenAi (casa madre di Chatgpt).
Negli Stati Uniti e in Canada l’app è già attiva, e in alcuni paesi asiatici è stata recentemente resa accessibile, ma qui da noi NO! In Italia e nella maggior parte del continente europeo, infatti, non è possibile scaricare o usare ufficialmente Sora2. Questo non significa che la tecnologia europea non sia pronta a questo sbarco, ma che la compagnia americana, con base a San Francisco, ha scelto di imporre questo blocco territoriale per ragioni normative. Secondo diversi report infatti, OpenAi sta ritardando il rilascio europeo proprio perché le normative europee sulla privacy e sull’uso dell’intelligenza artificiale, come il GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati è la legge dell’Unione Europea che disciplina la protezione dei dati personali e la loro libera circolazione, entrata in vigore nel maggio 2018) e altri regolamenti in tema di contenuti digitali, richiedono misure di adeguamento prima di poter offrire il servizio qui da noi. La stessa azienda ha dichiarato che prima del lancio in Regno Unito e paesi UE, ci sono alcune regole locali in tema di contenuto che necessitano ulteriori controlli, i temi che non permettono l’arrivo del generatore di video da prompt testuali sono diversi come: la gestione dei dati, la moderazione dei contenuti e la tutela delle persone ritratte nei video generati.
(Jake Paul, famoso influencer e fighter americano, ritratto in video generati con Sora2)
Il risultato pratico è che, provando a registrarsi dall’Italia o da altri Paesi con il blocco territoriale, si riceve un messaggio che segnala che Sora2 non è disponibile nel tuo Paese.
Gli utenti più “tecnici” hanno però già trovato soluzioni alternative: molti stanno creando account su store stranieri usando VPN per collegarsi a questi Paesi dove il blocco territoriale è assente, scaricando così l’applicazione come se realmente fossero lì. Una procedura simile poi esiste anche su iPhone, infatti, tramite la creazione di un account iCloud americano, è possibile accedere alla tanto bramata applicazione anche senza la disponibilità ufficiale nel nostro mercato.
Tutto questo solleva una riflessione più ampia: ha davvero senso mettere blocchi geografici su applicazioni digitali, quando tali barriere possono essere facilmente superate?
Nell’era dell’AI globale, queste limitazioni rischiano di diventare obsolete, soprattutto se la tecnologia continua a evolversi più rapidamente delle normative che dovrebbero regolarla nei minimi dettagli.

