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Seminario presso Sapienza : “L’atlante dei centri di raccolta dei profughi giuliani e dalmati”

Oggi, 22 maggio 2025, si è tenuto presso le aule della Sapienza il terzo incontro dedicato agli itinerari politici e dei conflitti internazionali nell’Italia del novecento, organizzato dal corso di studio in Comunicazione, Tecnologie e Culture digitali con il supporto della cattedra di Storia politica, Sociale e culturale dell’età contemporanea. 

Il tema dell’incontro riguardava “L’atlante dei centri di raccolta dei profughi giuliani e dalmati” .

Inizia a presentare l’incontro il professore Federico Goddi inquadrando la complessità della situazione storica; continua poi il professore Costantino Di Sante, sviscerando nel dettaglio i significati profondi e l’evoluzione delle vicende. 

Il termine “giuliani e dalmati” (o più spesso “istriani, fiumani e dalmati”) si riferisce in particolare agli italiani autoctoni che vivevano in queste terre quando, al termine della Seconda guerra mondiale, esse furono annesse alla Jugoslavia.

Questo atlante interattivo documenta e mappa i centri di raccolta che, nel secondo dopoguerra accolsero i suddetti esuli italiani provenienti dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia, costretti al loro sdraricamento con necessita di ricollocamento in quanto gli stessi territori furono ceduti alla Jugoslavia dopo i trattati di Parigi del 1947 e il Memorandum di Londra del 1954.

Sebbene l’esodo avvenga in più momenti distinti nel durante della Seconda guerra mondiale,  in particolar modo alla fine della stessa circa 250.000 italiani furono costretti a lasciare le loro terre d’origine a causa delle nuove disposizioni territoriali e del regime comunista instaurato da Tito.
La maggior parte degli esuli trovarono rifugio nell’attuale Italia, dove furono accolti in centri di raccolta distribuiti su tutto il territorio nazionale.

L’Atlante ha l’obiettivo di censire e geolocalizzare le strutture che li ospitarono: attualmente, sono state documentate 60 delle 109 strutture note, grazie al lavoro degli storici Costantino Di Sante e Enrico Miletto.

La maggior parte dei profughi trova rifugio nell’Italia del nord, 82%, sia per motivi di vicinanza e opportunità economica, con un 10% nel centro Italia e un 8% al sud. I centri di raccolta profughi, i quali ospitavano anche “stranieri indesiderabili” diminuiscono dal 1947 da 109 a 41 già nel 1952, fino ad arrivare a 15 nel 1963, nel 1963 vi sono ancora 8.493 profughi che devono essere ricollocati, l’assistenza era di tipo pubblico, con aiuti privati e pontifici.

Alessia Torcasio

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