Sabato, domenica e lunedì, il capolavoro di Eduardo De Filippo torna dopo quasi venticinque anni lontano dalle scene del nostro paese, in prima nazionale dal 25 novembre al 4 gennaio al Teatro Argentina, nel nuovo allestimento firmato da Luca De Fusco, regista e direttore artistico del Teatro di Roma.
Sabato, domenica e lunedì è una commedia in tre atti scritta nel 1959, messa in scena oggi con Teresa Saponangelo nel ruolo di Rosa, Claudio Di Palma nel ruolo di Peppino e con Pasquale Aprile, Alessandro Balletta, Anita Bartolucci, Francesco Biscione, Paolo Cresta, Rossella De Martino, Renato De Simone, Antonio Elia, Maria Cristina Gionta, Gianluca Merolli, Domenico Moccia, Alessandra Pacifico Griffini, Paolo Serra, Mersila Sokoli.
Lo spettacolo – una produzione del Teatro di Roma in alleanza coproduttiva con lo Stabile di Torino, lo Stabile di Bolzano, il Biondo di Palermo e il LAC di Lugano – celebra la grandezza di un autore e di un’opera che, custodendo al suo interno la storia culturale e sociale del nostro Paese, ha ancora molto da insegnarci. De Fusco, con abile rigore registico, si insinua nelle pieghe della drammaturgia originale per offrire un affresco vivido sulle dinamiche, i segreti e le tensioni intime di una famiglia.
La commedia esplora i meccanismi delle relazioni parentali che si agitano attorno a un pranzo domenicale tra le mura di una grande casa della numerosa famiglia Piscopo, che abbraccia tre generazioni: il nonno Antonio Piscopo, i due coniugi Peppino Priore e Rosa, i figli, e la classica zia “zitella”, Amelia Priore. È proprio durante la lenta preparazione del ragù che si insinuano le tensioni che minacciano sentimenti ed equilibri tra Rosa e suo marito Peppino: lei in competizione culinaria con la nuora, lui in preda ad una inesistente gelosia. «Tutti gli altri componenti si adoperano per risanare i conflitti e a proteggere il nonno dalle amarezze di una domenica sbagliata» sottolinea Luca De Fusco che aggiunge «zia Memè si trasforma da anticonformista in angelo del focolare e i figli, invece di mostrare traumi che si trascineranno per il resto dei loro giorni (come saremmo portati a pensare oggi), sdrammatizzano la plateale litigata dei genitori.»
Il testo, «il più borghese e quasi cechoviano di Eduardo», come dichiara Luca De Fusco, delinea «il racconto di u
n momento di equilibrio sociale oggi perduto». La famiglia Piscopo è una vera famiglia, compatta e affezionata ai propri rituali. Ci commuove perché sa curare le proprie ferite e tiene alla salute del gruppo come ad un valore. Le donne, com’è giusto che sia, non preparano più la camicia e i calzini ai mariti e non dedicano più ore ed ore alla preparazione del mitico ragù. Quella famiglia si reggeva però su un equilibrio, che non abbiamo ancora ritrovato. Rileggendo questo capolavoro ci viene da rimpiangere l’equilibrio perduto ed emerge forse il rimpianto di Eduardo per una famiglia “normale”, da lui mai avuta.»
Questo allestimento ha un valore simbolico e affettivo poiché il suo debutto coincide con la ricorrenza che tocca la famiglia De Filippo: il 27 novembre è stato il decennale della scomparsa di Luca De Filippo, un’occasione per rinnovare l’omaggio a un’eredità artistica intramontabile.
