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Rileggere la sanità italiana nel secondo Novecento

locandina evento nell’edificio di Lettere

Si è svolto presso l’Aula di Archeologia della Facoltà di Lettere e Filosofia il convegno internazionale “Il confine mobile tra pubblico e privato: fonti, metodologie, nuovi approcci di ricerca nell’età contemporanea”. Tra i tanti temi affrontati, la questione della sanità si è imposta come terreno privilegiato per interrogare le ambiguità storiche del welfare italiano, mettendo in luce quanto il confine tra pubblico e privato sia stato, più che netto, spesso negoziato e ridiscusso.

L’intervento del dottorando Alessandro Agosta ha esplorato le campagne italiane del secondo dopoguerra come laboratorio di trasformazioni sanitarie. Con l’introduzione massiccia di pesticidi e prodotti chimici agricoli, soprattutto a partire dalla fine degli anni ’50, si registrarono numerosi casi di intossicazione. In un contesto segnato da un sistema sanitario frammentato, l’accesso alle cure diventava diseguale e incerto. I medici condotti erano l’unico presidio medico per i braccianti, mentre i sindacati iniziarono a organizzarsi promuovendo forme di assistenza più strutturate, con l’appoggio di Coldiretti. Gli anni ’70 furono un momento cruciale, segnato da campagne informative e battaglie per i diritti alla salute nei luoghi di lavoro. Eppure, come ha ricordato Agosta, ancora negli anni ’90 permanevano criticità irrisolte.

A seguire, Sabrina Leo ha posto l’attenzione sulla sanità privata prima della riforma del 1978. Le case di cura private, spesso sostenute da una tradizione cattolica e filantropica, colmarono i vuoti del sistema pubblico, specialmente nel Sud Italia e nelle zone più periferiche. In mancanza di una normativa chiara e uniforme, queste strutture divennero parte integrante – seppur problematica – dell’offerta sanitaria nazionale, come evidenziato anche dalle osservazioni del Consiglio Superiore della Sanità dell’epoca.

Michele Santoro ha invece analizzato l’assistenza agli anziani negli anni ’80, mostrando come la vecchiaia fosse spesso lasciata in una zona grigia tra sfera pubblica e privata. Le trasformazioni demografiche e le incertezze politiche misero a nudo le contraddizioni del welfare, con conseguenze pesanti per le fasce più fragili della popolazione.

Un esempio di attivismo dal basso è stato portato da Norma Felli, che ha illustrato l’esperienza romana del Movimento Federativo Democratico. Dal convegno “I mali della città” del 1974 alla nascita della “Carta del cittadino malato”, con oltre 12.000 partecipanti, emerse un forte esperimento di democrazia sostanziale, centrato sul diritto alla salute dentro e fuori gli ospedali.

A chiudere il convegno, la professoressa Chiara Giorgi ha sottolineato come il tema della salute sia stato a lungo marginale negli studi storici, delegato a sociologi e medici. Solo recentemente, e in particolare dopo la pandemia da Covid-19, è tornato al centro del dibattito scientifico, rivelando tutta la sua complessità e necessità di approcci interdisciplinari.

Articolo di Matilde Trippanera

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