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In ricordo di Sandro Petrone si presenta il volume Giornalismo Televisivo

Mercoledì 22 aprile si è tenuta, presso il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, la presentazione del volume Giornalismo televisivo. Il linguaggio delle news nella post-network era, a cura di Sandro Petrone e Christian Ruggiero. Il volume riprende e dà continuità al lavoro avviato da Petrone con il libro Il linguaggio delle news: strumenti e regole del giornalismo televisivo, a vent’anni dalla sua prima pubblicazione. Quei principi fondamentali, tracciati da Petrone e consolidati nel linguaggio audiovisivo, restano oggi punti di riferimento necessari per interpretare e aggiornare le trasformazioni legate alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Cinque degli undici capitoli originali vengono ripresi integralmente, con aggiornamenti limitati agli aspetti tecnologici. A questi si affiancano nuovi contributi su talk show e sul confronto tra telegiornali e piattaforme digitali. Tra questi, una ricerca condotta dai professori Mauro Bomba e Matteo Maiorano sull’integrazione dei telegiornali nei social media.

A presenziare all’evento Carlo Bartoli, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, che ha espresso il valore culturale dell’iniziativa; Dario Laruffa, autore e conduttore televisivo; Fabrizio Silani, inviato Tg2 Rai; Giorgio Simonelli, docente universitario e saggista; Francesca Fanuele, caporedattrice della redazione digitale TgLa7, ed Emma Franè, inviata RaiNews24. Carlo Bartoli ha ribadito quanto sia importante che l’Ordine continui a svolgere i propri compiti istituzionali, ma senza limitarsi a una dimensione puramente burocratica: è necessario promuovere anche un’attività culturale capace di creare rete tra giornalisti, studiosi e professionisti del settore, favorendo il dibattito sulla professione.

Durante la presentazione, Dario Laruffa ha citato il cosiddetto “Teorema dell’acqua calda”, formulato da Petrone: un principio apparentemente ovvio ma spesso disatteso nella pratica.

“Dato un mezzo di comunicazione in grado di riprodurre immagini e suoni — che si chiama televisione — qualsiasi messaggio si voglia trasmettere dovrà essere costituito da un’opportuna miscela di immagini, di suoni e di parole. Purtroppo, non è detto che da premesse così semplici e scontate si traggano conseguenze altrettanto ovvie”.

Chi ha lavorato con Petrone lo ricorda per la sua grande empatia: la capacità di creare immediatamente un contatto con chiunque e di rendere accessibile anche la complessità. Fabrizio Silani ha raccontato come, durante la copertura del caso dei marò italiani in India (2011–2012), Petrone lo aiutò a imparare le basi del montaggio video in una sola notte, trasformando un momento di difficoltà in un passaggio formativo decisivo per la sua carriera.
Quando si chiedeva a Sandro la spiegazione di qualcosa, si accendeva una luce nel suo sguardo. Perché era quello il momento catartico per lui: il momento in cui sentiva che tutto il suo know-how poteva essere trasmesso agli altri“.

Il telegiornale continua a resistere, nonostante l’ingresso delle piattaforme digitali nel sistema mediatico. Giorgio Simonelli ha evidenziato come la televisione non sia stata marginalizzata dalle nuove tecnologie, ma continui a mantenere un ruolo centrale come fonte informativa.

Il tema più urgente emerso dall’incontro riguarda il crollo della verificabilità delle informazioni: immagini e notizie che circolano online possono essere manipolate, decontestualizzate o costruite come propaganda.
La vera difficoltà oggi è una sola: capire cosa sia reale e cosa no. E purtroppo il bollino dell’intelligenza artificiale non è l’unico problema: quello che ci arriva dagli stessi corrispondenti, dagli stessi inviati, può essere falso, vecchio, manipolato, parte della propaganda”.

A chiudere l’incontro sono stati i figli di Sandro Petrone, Cecilia e Lorenzo, che hanno ringraziato i presenti per aver ricordato il lavoro del padre e l’importanza della sua eredità professionale.
Il rispetto per le fonti, l’uso sapiente del montaggio, la consapevolezza. In un’era in cui è sempre più difficile capire cosa è reale e cosa non lo è, le parole di papà in questo manuale lo insegnano molto bene“.

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