In occasione del referendum del 22 e 23 marzo 2026, studentesse e studenti universitari, comprese/i le/i fuori sede, possono candidarsi al ruolo di Presidente di seggio elettorale. L’iniziativa rientra nell’Accordo Quadro tra gli Atenei romani e Roma Capitale e offre alla comunità studentesca l’opportunità di partecipare direttamente a uno dei momenti centrali della vita democratica. Grazie alla collaborazione istituzionale tra Sapienza e Roma Capitale, le studentesse e gli studenti hanno quindi la possibilità di ricoprire l’incarico di Presidente di sezione elettorale durante le votazioni.
Il Parlamento ha deciso di non estendere il voto ai fuori sede a ridosso della consultazione. L’11 febbraio 2026 l’Aula del Senato, con 87 voti favorevoli e 58 contrari, ha respinto tutti gli emendamenti al decreto legge Elezioni (n. 196 del 2025, in vigore dal 28 dicembre 2025), come già fatto in precedenza dalla Camera. Tra le proposte bocciate anche quelle presentate dalle opposizioni che prevedevano la possibilità di voto per gli studenti fuori sede in occasione del referendum sulla giustizia. Di fronte alle proteste delle opposizioni, il governo ha motivato la decisione sostenendo che non vi erano i tempi tecnici per intervenire. Poiché le studentesse e gli studenti selezionati potranno esercitare il loro diritto di voto direttamente presso il seggio assegnato, questa rappresenta un’opportunità per partecipare attivamente alla vita democratica.
La decisione rappresenta un’inversione di rotta rispetto alle consultazioni degli ultimi anni. In occasione delle elezioni europee dell’8 e 9 giugno 2024, ad esempio, era stata introdotta la possibilità di votare fuori sede per i soli studenti, con circa 23 mila richieste di registrazione. Per le elezioni amministrative e per il referendum abrogativo sul lavoro e sulla cittadinanza dell’8 e 9 giugno 2025, la misura era stata ampliata includendo anche lavoratori e persone sottoposte a cure in comuni situati in province diverse da quelle di residenza: in quel caso le domande erano salite a 67 mila. Anche per il referendum sulla giustizia i Comuni avrebbero potuto organizzare sezioni speciali – una ogni 800 elettori ammessi – oppure, qualora i votanti fuori sede fossero stati meno di 800, inserirli in elenchi aggiuntivi presso le sezioni ordinarie.
Nel contesto europeo, Malta e Cipro sono gli unici altri Stati membri a non disporre di una normativa generale e stabile sul voto dei fuori sede, ma solo di soluzioni adottate di volta in volta. In tutti gli altri Paesi dell’Unione europea esistono invece strumenti che consentono agli elettori di votare lontano dal luogo di residenza. In Italia, al contrario, gli oneri economici e organizzativi per tornare nel comune di origine restano a carico dei cittadini, con un effetto che finisce per scoraggiare la partecipazione al voto. Paradossalmente, questo diritto è invece garantito agli italiani residenti all’estero e a coloro che vi si trovano temporaneamente per almeno tre mesi per lavoro, studio o cure mediche, oltre che ai familiari conviventi.
Partecipare alle elezioni come Presidente di seggio rappresenta, dunque, un’opportunità per contribuire al buon andamento delle operazioni elettorali e sperimentare in prima persona la cittadinanza attiva. È possibile presentare la candidatura cliccando qui.
I giorni e gli orari di presenza richiesti al seggio sono i seguenti:
Sabato 21 marzo, dalle ore 16.00 (costituzione del seggio);
Domenica 22 marzo, dalle ore 7.00 alle ore 23.00;
Lunedì 23 marzo, dalle ore 7.00 alle ore 15.00 e, a seguire, fino al termine delle operazioni di scrutinio.
Articolo di Silvia Macaluso

