A quasi cinquant’anni dal furto, una statua medievale raffigurante una Madonna con Bambino è stata ritrovata grazie a un’indagine che ha combinato investigazione tradizionale e strumenti di intelligenza artificiale.
L’opera, una scultura del XIV secolo, alta circa 121 centimetri, era stata sottratta illecitamente il 10 marzo 1977 dal Castello Cini di Monselice, oggi Castello di Monselice, in provincia di Padova. Per decenni se ne erano completamente perse le tracce, entrando nella lunga lista dei beni culturali italiani rubati e mai recuperati. Il caso ha avuto una svolta grazie al lavoro dei Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Venezia, con il supporto del Nucleo di Monza e il coordinamento della Procura di Bergamo. Determinante è stato l’uso di strumenti digitali avanzati basati su analisi automatizzata dei dati e monitoraggio del web. Già nel 1977, subito dopo il furto, le fotografie della statua erano state inserite nella banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, uno dei più grandi archivi al mondo nel suo genere, che oggi raccoglie quasi 8 milioni di opere catalogate.
Negli ultimi anni questo archivio è stato integrato con nuove tecnologie e sistemi di analisi basati su intelligenza artificiale, in grado di confrontare immagini, descrizioni e informazioni provenienti da fonti online. In particolare gli investigatori hanno utilizzato strumenti come S.W.O.A.D.S. (Stolen Works Of Art Detection System), una piattaforma investigativa progettata per individuare opere d’arte rubate attraverso il monitoraggio automatico di cataloghi digitali, pubblicazioni scientifiche, archivi online e contenuti open source presenti sul web.
Proprio grazie a questo sistema è stata individuata una pubblicazione scientifica che descriveva una scultura con caratteristiche identiche a quella sottratta quasi mezzo secolo fa. Da lì sono partiti ulteriori accertamenti investigativi che hanno permesso di risalire alla presenza dell’opera nella provincia di Bergamo, dove è stata infine recuperata nel comune di Zogno.
L’opera, attribuita alla scuola senese e collegata alle botteghe pisano-lucchesi vicine allo scultore Francesco di Valdambrino, conserva ancora tracce delle policromie originali e rappresenta un importante esempio della scultura lignea medievale italiana. Dopo il sequestro e la verifica dell’autenticità da parte degli esperti, la statua sarà restituita alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia.
Il ritrovamento dimostra come l’intelligenza artificiale, sempre più utilizzata nelle indagini digitali, possa diventare uno strumento decisivo anche per recuperare opere d’arte scomparse da decenni e proteggere il patrimonio culturale
