Nicola (Andrea Simonetti) ha un ristorante in Puglia, nel Salento, ama sua figlia Aqua (Denise Tantucci) e ogni giorno porta i fiori alla moglie defunta. La sua vita sembra scandita dai soliti semplici passaggi: valzer tra i fornelli, una figlia che cresce giorno dopo giorno e il pensiero fisso verso chi manca sempre più.
Eppure il realista e razionale Nicola si vede catapultato improvvisamente dall’altra parte del mondo, immagina e sogna ad occhi aperti, vede Los Angeles con un nuovo ristorante e socio di un divo hollywoodiano. Il motivo di tutto questo ha un nome e cognome: Johnny Light (Christopher Backus), attore di fama internazionale. Si trova in Puglia per lavoro, lo incontra e lo conosce nel suo ristorante. Tra loro si consolida sempre più un rapporto compatto, fraterno, tanto che Johnny ha desiderio che si trasferisca in America, insieme alla figlia Aqua (grande fan dell’attore), per esportare quel cibo che Johnny tanto ama, dalla cucina italiana e in particolare quella di Nicola.
Il gioco paradossale e divertente su cui la regista Alessandra Cardone gioca è l’ossimorico rapporto tra padre e figlia nei confronti dell’attore. Dai primi minuti si percepisce l’estasi e la felicità di Aqua nel sapere che Johnny Light sarà in città, al contrario del padre Nicola, che sottolineando magari qualche stereotipo sul cibo americano, non ripone troppa fiducia nell’attore. In Johnny si specchia una doppia visione, che col passare dei minuti si scambia tra i personaggi.
Le sensazioni si scambiano, Nicola è un uomo diverso, cambiato, stravolge il look, sempre più simile a quello di Johnny, riprende a fumare (nonostante avesse smesso da anni) e tralascia il lavoro per rincorrere il desiderio di consolidare sempre più il rapporto fra loro. Conseguentemente, Aqua è la parte lesa, i suoi sogni, le sue ambizioni sembrano pian piano ingrigirsi, come se diventasse grande tutt’un tratto. Si rende conto che in paese si parla solo del padre, ma non più in modo positivo, quasi parodizzando, come se fosse sciocco credere in quel sogno americano e che quel rapporto amichevole possa in realtà nascondere altro. Una storia di padre e figlia descritta in quattro personalità espresse lungo tutta la pellicola, che sul finale si riallinea con l’aspetto iniziale, come una struttura ad anello da manuale del cinema.
Le loro interpretazioni sincere, merito della regista Alessandra Cardone, restituiscono l’affetto che lega padre e figlia, ove nonostante spesso inciampi in dinamiche di contrasto, classiche, vista l’età di Aqua, riesce comunque a completare l’assetto sentimentale fra i due. Forse Johnny Light è stata solo una “messa alla prova” che non ha sminuito l’amorevolezza, ma svelato lati nascosti di ognuno dei protagonisti, sinonimo di come per quanto apparentemente distanti, Nicola e Aqua siano più simili di quello che sembra.

