Da qualche ora il web è tornato a scaldarsi attorno alla questione del semestre filtro. Le graduatorie, pubblicate giovedì 8 gennaio 2026, dopo giorni confusi e concitati per i 65mila aspiranti medici italiani, sono riuscite a soddisfare tutti i posti disponibili e a far rientrare anche studenti che non avevano superato tutti gli esami. Tuttavia, per circa 200 studenti, la gioia di leggere di essere stati ammessi si è subito infranta nel leggere la sede assegnata: l’Università Nostra Signora del Buon Consiglio di Tirana, che ha un percorso di joint degree con l’Università Tor Vergata di Roma. Molti degli studenti coinvolti hanno denunciato di non aver avuto notizia di questa possibilità al momento dell’iscrizione. Ma ciò che ha fatto più scalpore è stata la notizia della quota a cui ammonta la retta annuale dell’ateneo albanese: una cifra che rasenta i 10mila euro, trattandosi di un’università privata.
Il rettore Nathan Levialdi Ghiron si è celermente espresso difendendo le modalità operative dell’ateneo: stando a quanto detto, il percorso di joint degree era stato pensato appositamente per garantire di rientrare nella graduatoria nazionale al maggior numero di studenti possibili. Inoltre, la possibilità di essere assegnati alla sede di Tirana sarebbe stata esplicitamente preventivata e i passaggi amministrativi successivi a tale eventualità e supplementari rispetto all’assegnazione alla sede principale evidenziati tra le direttive sul sito di ateneo. La Ministra dell’Università Bernini ha invece dichiarato di non condividere la scelta del joint degree tra un’università pubblica e una privata, la quale non rispetta gli standard economici che in Italia garantiscono il diritto allo studio a tutti gli studenti, ed ha quindi convocato al ministero il rettore dell’ateneo romano al fine di individuare una soluzione che rispetti le finalità del semestre filtro aperto e i principi del sistema universitario pubblico italiano.
Un primo compromesso sembra esser stato raggiunto e sarebbe la possibilità di rateizzare la retta annuale. Ma sui media continuano a circolare le parole degli studenti preoccupati di dover rinunciare al loro posto, guadagnato con studio e sacrifici, senza poter essere reinseriti in altre sedi italiane, denunciando un ulteriore aspetto critico dell’impostazione del semestre filtro aperto. Dall’opposizione arrivano le parole del vice-presidente di Italia Viva, Davide Faraone, che ha sottolineato come l’accaduto dia l’impressione che il governo non sia in grado di costruire soluzioni efficaci e come non ci si può nascondere dietro il punteggio basso degli studenti assegnati in Albania. Lo stesso Faraoni lo scorso 4 dicembre, con un lungo post su X, aveva denunciato il sostanziale fallimento dell’esperimento della Ministra Bernini.
